Ue e Italia, con Obama non saranno rose e fiori
Lascerà così campo libero al suo agguerritissimo Segretario di Stato Hillary Clinton. Il rapporto tra i due ha in sé gli ingredienti necessari a trasformarlo in un match: da un lato un giovane ed energico presidente che intende esercitare la sua leadership e dall’altro una vecchia volpe della politica poco incline a ricevere ordini. Il rapporto tra i due potrebbe rivelarsi più problematico del previsto. Molte volte in passato le differenze di vedute tra presidenza e segreteria di stato hanno portato alla defenestrazione del Segretario di Stato, come accaduto a Colin Powell.
Comunque sia, all’Italia non resta che scoprire come Obama e la Clinton intendono porsi nei confronti dei loro alleati europei e NATO. I primi segnali non sono incoraggianti, già durante la campagna presidenziale Obama si è preoccupato di visitare Germania, Francia e Inghilterra confermando che per gli americani l’Europa è solo la triade delle tre più forti economie, né possiamo aspettarci che in futuro Obama scopra improvvisamente di essersi scordato l’Italia riconvertendola in interlocutore privilegiato. Non lo eravamo con Bush, lo saremo ancora meno con Obama e a questo riguardo poco si spiegano gli smodati entusiasmi dei molti che esultano e tessono lodi del presidente senza capire che da Washington in futuro potremo aspettarci ben poco. La nota positiva è che, almeno come linea di principio, Obama ha dichiarato che l’epoca delle decisioni unilaterali è finita e che da ora le scelte e soprattutto le azioni di politica estera americane saranno concertate con gli alleati.
E’ una buona notizia, tuttavia, con questa premessa, non possiamo che augurarci che la concertazione e la negoziazione con gli Usa diventino un nostro efficace strumento di politica estera. Obama ha già chiarito che la lotta al terrorismo dovrà vedere un maggiore impegno militare europeo in Afghanistan. Allora questo deve avere un prezzo e deve essere negoziato. A fronte di un nostro maggiore sforzo militare, gli USA devono cominciare finalmente a considerare di trattare circa alcuni punti controversi: la presenza di basi Usa, l’imposizione di un sistema missilistico lungo il confine russo, gli equilibri di potere all’interno della NATO. Sono temi circa i quali fino ad oggi l’unilateralismo dell’Amministrazione Bush ha impedito a noi e agli europei di intervenire. Oggi, se Obama terrà fede alle sue promesse, dobbiamo come europei pesare di più sullo scacchiere internazionale e confidare nella risoluzione di alcune dispute con l’America che fino a ieri hanno trovato orecchie da mercante. Ora è il momento per noi di mercanteggiare per davvero.
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