Svolta storica di Obama? Solo a metà. Non è lui che comanda il mondo...
L’uomo al timone è il presidente e questo presidente ha ben chiaro che occorre aggiustare le cose in casa propria prima di pensare a come comportarsi con l’Iran, la Palestina, la Russia o la Cina. E l’uomo al timone, coerentemente con quanto dichiarato durante le presidenziali, ha deciso che i tempi erano maturi e l’lettorato pronto per un cambio di indirizzo anche sul tema dell’ambiente.

Obama dietro le quinte
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Quanto accade in queste ore è fuori dall’ordinario in un paese che ben raramente ha visto il governo correre al salvataggio del privato. Mentre da noi soccorrere FIAT e il suo comparto è ormai routine, in USA non lo è affatto, è circostanza straordinaria che fa ancora alzare il sopracciglio ad economisti e politologi. Sono ben 100 gli economisti di scuola classica che hanno scritto al presidente chiedendogli di riflettere bene su quanto si apprestava a firmare.
Il piano varato dal congresso di 819 milioni di dollari è un progetto molto ambizioso di salvataggio che non ha precedenti e che, a differenza di quanto accade da noi, proporziona l’aiuto all’impegno pro-ambiente dei costruttori di automobili. Questo piano sortirà l’effetto desiderato. Anche se non ha trovato consenso by-partisan (e neanche mono-partisan, 11 democratici hanno votato contro), ma ha l’appoggio della gente e ovviamente delle case automobilistiche. E’ un primo successo della amministrazione Obama.

L'insediamento di Obama in immagini
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Ma sul fronte estero le cose non sono altrettanto facili, l’uomo al timone non è Obama e la nave va dove ci sia l’accordo di molti. La controparte del presidente non è il partito repubblicano, nei confronti del quale ha la forza concessagli dall’elettorato, ma personaggi come Ahmadinejiad o partiti come Hamas. Imporre a costoro una strategia non è la stessa cosa e la crisi economica sottrae autorevolezza alla diplomazia americana, già vittima di una diffusa ostilità nel mondo arabo.
Così intascare un successo non sarà facile per Obama, certamente più a suo agio in politica interna. Alcuni segnali incoraggianti si sono comunque osservati: Cuba lo segue con attenzione, la Russia ha dichiarato di volere desistere dall’installazione di testate missilistiche lungo i confini NATO, persino i Talebani danno segnali di disponibilità.
Vedremo quindi se Obama saprà proiettare la sua credibilità anche all’estero, e vedremo quanto i suoi successi saranno utili alla Vecchia Europa e all’Italia.



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