Il Sudamerica dice adios agli Usa. Così la Cina ne approfitta. E fa soldi

Lunedì, 21 dicembre 2009 - 08:15:00

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Un conservatore sessantenne - Sebasitian Pinera - laureato ad Harvard, il 17 gennaio prossimo, andrà al ballottaggio per la presidenza del Cile contro Frei, ex presidente degli anni '90. Dopo venti anni di governi di centro sinistra per la prima volta un imprenditore miliardario di destra potrebbe tornare al potere nel paese che vide la dittatura di Pinochet. È difficile dire se un cambiamento così marcato possa rappresentare il segnale di inversioni di rotta politiche nell'America Latina, Continente da sempre caratterizzato da grandi speranze e molte contraddizioni. Certo la situazione geopolitica dell'area presenta sempre più punti di frizione interna ai paesi e a livello internazionale.

Lula Kirchner Chavez
Lula (Brasile), Kirchner (Argentina) e Chàvez (Venezuela)


In Bolivia, il presidente Evo Morales ha battuto con il 30% in più dei suffragi - dopo una campagna che ha spaccato il paese - il suo rivale più diretto, Manfred Reyes Villa del partito di destra Plan Progresso, mentre tra Venezuela e Colombia si sta approfondendo una pericolosa situazione di confronto tanto che il presidente Hugo Chàvez, in una recente riunione con il suo staff ha detto di "prepararsi alla guerra". Non era certo la prima volta in cui si esprimeva con tali parole, ma in questo frangente la confinante Colombia ha interpretato il discorso come una minaccia imminente e ha chiesto aiuto alle organizzazioni internazionali.

Infine il Brasile ha lanciato una sfida diretta agli USA. Agli inizi di novembre, a Londra, Lula ha accusato un distratto Obama di ignorare la regione e di aver fallito nella reralizzazione delle promesse fatte (una "nuova era" presentata nel corso del Summit delle Americhe di aprile 2009) e il 20 novembre scorso il ministro degli Esteri di Lula, Marco Aurélio Garcìa, ha affermato nel corso di un'intervista al quotidiano O Estado de San Paolo che relazioni tra Brasile e USA sono in crescente peggioramento.

Nell'ombra una nuova potenza, la Cina, sta intanto estendendo i suoi rapporti con molti Paesi latino-americani. È dal 2001 - quando l'allora presidente cinese Jang Zemin effettuò una lunga missione in Argentina, Brasile, Cuba e Venezuela, seguita da una missione di Hu, diretta sostanzialmente negli stessi Paesi - che la Cina sta tentando di diluire l'influenza americana in Sudamerica.

Come in Africa, la Cina sta proponendo ai paesi partners relazioni basate su semplici accordi commerciali, assistenza economica, investimenti diretti, qualche joint venture e legami militari. Con il leader venezuelano Chàvez, che controlla direttamente le industrie estrattive di Stato c'è comunque il rapporto più privilegiato e Chàvez ha invitato la Chinese National Petroleum Company (CNPC) a partecipare alle nuove esplorazioni e ricerche nell'area dell'Orinoco, cosa che ha indispettito non poco la Casa Bianca.

Sul fronte militare, la Cina ha esteso i suoi legami, rafforzando le vendite di sistemi e di armamenti ai governi di Venezuela, Argentina, Cile, Peru e Uruguay. Le nazioni dell'America Latina ritengono oggi estremamente vantaggiose le relazioni economico-politiche con la Cina, per i seguenti motivi:
- Il prestigio che deriva del trattare con la Cina, una delle maggiori potenze mondiali che può inserire anche una piccola nazione sudamericana tra i grandi attori mondiali, e il fatto di poter concludere affari sostanzialmente senza limitazioni o vincoli legislativi di sorta.

Dal punto di vista economico, sembra che l'America Latina abbia superato la crisi e secondo le previsioni di Morgan Stanley l'area - dopo una contrazione del 2.6% nel corso del 2009 - presenterebbe per il 2010 una situazione dei conti migliore di quella europea e nord americana. Molti paesi sudamericani potrebbero quindi attirare l'attenzione e l'interesse degli investitori esteri - riluttanti a entrare nei mercati quali Russia, est Europa o paesi asiatici. La crescita è prevista in +4.8% per quanto riguarda il Brasile, +5.0%. in Cile, mentre più modesta potrebbe essere quella in Argentina a causa del deteriorarsi della situazione fiscale e finanziaria. Gli operatori internazionali si attendono una veloce ripresa anche del Perù (+4,9%).

In sintesi una rinascita economica e una evoluzione politica sembrano essere vicende che interessano tutti i paesi latinoamericani. Questo è senz'altro conseguenza anche dei legami instaurati con la Cina, di un sistema bancario con ampie prospettive di sviluppo e di una nuova classe dirigente non più legata ai militari, meno dipendente dagli USA e più internazionalizzata. 
 

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