Bush esce di scena... a scarpate. Il fallimento della guerra 'all inclusive'
Il lancio delle scarpe a Bush sancisce con efficace simbolismo il fallimento della sua politica irachena
. Anche se il presidente USA ha schivato con sorprendente prontezza la collisione con i proiettili “44” del giornalista Muntadar al-Zeidi, lo sforzo militare/diplomatico americano viceversa ha impattato duramente con una realtà sociale e culturale che gli strateghi neo-con non avevano saputo valutare. Al-Zeidi è subito diventato un “eroe” popolare in tutto il mondo arabo e Bush, alla vigilia del suo pensionamento, incassa una delle peggiori brutte figure mai fatte da un presidente di una grande superpotenza.
In tempi non sospetti, dalle pagine di “La Pace Armata” (Paniccia-Leso-Castelli) abbiamo predetto il fallimento di una strategia interamente basata sul fattore “shock & awe” come unica opzione per raggiungere il successo nell’abbattere una dittatura scomoda e riportare (o meglio portare) la democrazia in Iraq. Il gruppo decisionale del Pentagono, con il supporto di pochi riluttanti militari e grazie all’incompetenza di cui fece sfoggio l’allora governatore Paul Bremer, tentò di introdurre un concetto che nel nostro libro definimmo di guerra “all inclusive”, ovvero l’illusione di poter raggiungere tutti gli obiettivi strategici attraverso un’unica azione militare, senza prendere in considerazione le infinite sfaccettature di tale linea di condotta e soprattutto senza predisporre un piano post-conflitto finalizzato alla ricostruzione ma compatibile con la difficile realtà locale, fatta di tensioni nuove ed antiche. Il risultato è che oggi Bush chiude a scarpate la sua esperienza irachena mentre ad Obama tocca infilarsi senza entusiasmo nel ginepraio lasciato dal suo predecessore.

Manifestazioni in tutto il mondo. Scarpe contro Bush
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