Affari svela i misteri del Cremlino... Obama in crisi ha bisogno di Mosca
Lunedì, 14 dicembre 2009 - 08:30:00
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![]() Obama-Medvedev |
La verità è che nessuno conosce davvero la natura del rapporto tra i due, forse nemmeno loro stessi, anche se con l’avvicinarsi delle elezioni del 2012 le cose dovrebbero apparire più chiare. In una performance televisiva di quattro ore con domande e risposte col pubblico, Putin ha annunciato una sua possibile ri-candidatura alle presidenziali del 2012 (“ci penserò, c’è ancora tempo”) e non ha citato nemmeno una volta Medvedev. Nikolai Petrov, analista del think tank Carnagie Endowment, è certo che Putin ha invece già deciso e che si candiderà. È l’opinione della maggior parte dei commentatori, ma Olga Kryshtanovskaya, sociologa che studia l’elite russa, sostiene la tesi più ardita e per noi più plausibile: Putin aveva deciso di ri-candidarsi già quando lasciò la poltrona nel 2007, optando per una pausa programmata di quattro anni prima di correre per il terzo mandato.
È evidente che se questa teoria è vera, Medvedev non può esserne all’oscuro, resterebbe da capire semmai quanto egli intenda essere attore passivo di questo piano o se nel frattempo abbia maturato l’idea baldanzosa di contrastare davvero il suo mentore. Putin, che si propone come un padre affettuoso che protegge la gente dal terrorismo e dai pericoli dell’economia, ha sottolineato che la minaccia del terrorismo è ancora molto alta, commentando il recente attentato al treno Mosca-San Pietroburgo, una circostanza che suggerisce all’elettorato la necessità del ritorno di un uomo forte e determinato alla guida della lotta ai terroristi.
Ma per ora parteggiare per uno dei due potrebbe essere assai rischioso e Washington in particolare per un paio d’anni dovrà gestire al meglio tale ambiguità, sperando di capire al più presto chi è il vero interlocutore. Nel luglio 2009 la visita ufficiale di Obama a Mosca non ha mietuto in Russia i consensi che il presidente americano ha raccolto in ogni sua apparizione all’estero, i moscoviti non si sono radunati giubilanti a decine di migliaia ad accoglierlo e numerosi sondaggi hanno rivelato che in generale sia il presidente che gli USA non godono della fiducia dei Russi. Solo il 15% ritiene che gli USA stiano giocando un ruolo positivo nelle sorti del pianeta, mentre un russo su tre è indifferente ad Obama. Il commento dominate è stato “non capiamo perché Obama sia una star”.
Si tratta di strascichi emozionali della guerra fredda e del prodotto di una propaganda di regime che non aiutano la lenta opera di avvicinamento dell’America alla Russia. Per molti versi la posizione di Obama è più delicata rispetto a quella dei suoi predecessori, anche se Kennedy definì la sua due giorni viennesi con Khrushchev “la cosa più dura della mia vita” (dopo quell’incontro nel ’61 Mosca ordinò la costruzione del muro), ma mentre nel corso della Guerra Fredda i Presidenti americani dovevano limitarsi a tenere sotto tiro e a distanza il nemico orso sovietico, oggi Obama deve per forza di cose avvicinarsi all’orso e possibilmente accarezzarlo, impresa un po’ rischiosa, pena l’impossibilità di ottenerne l’appoggio necessario in politica estera e soprattutto la perdita di un importante fornitore di energia alternativo ai paesi arabi. Non è fortunatamente ipotizzabile un ritorno al sistema bi-polare dei due arci-nemici dove tutto era più chiaro: noi di qua, voi di là.
Oggi i due giganti hanno bisogno uno dell’altro (anche se l’America appare più bisognosa delle immense riserve energetiche russe), ma le variabili che rischiano di incrinare il difficile rapporto sono infinite. Le presidenziali del 2012 saranno un ulteriore test anche per Washington, che in questo gioco tra Putin e Medvedev sembra essere vittima di un meccanismo studiato ad arte per lasciare nell’incertezza l’amministrazione Obama, secondo un astuto disegno strategico volto a lasciare al buio ed in posizione più debole l’avversario.



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