E ora Obama deve fare l'equilibrista. Dopo le promesse, "cambia" l'agenda

Lunedì, 8 dicembre 2008 - 08:55:00


Sono alleanze e intese palesi e non, dalle quali Obama non può prescindere perché più di altri suoi predecessori si trova, suo malgrado, ad affrontare sfide e incertezze di proporzioni epocali. La crisi economica e la recessione sono le peggiori dai tempi di Bretton Woods e la situazione internazionale, dopo l’attacco a Mumbay, riprecipita il mondo in uno stato di incertezza simile al post 9/11.

Durante la sua campagna elettorale Obama ha trattato l’argomento Afghanistan dando per scontato che la concentrazione dello sforzo militare in un’area geografica e politica limitata avrebbe risolto il problema Al Qaeda, ora invece si ritrova a dover gestire di fatto un fronte militare e diplomatico di diverse migliaia di chilometri, che attraversa l’India, il Pakistan, il Kashmir. Si tratta di una imprevista ”estensione” del problema terrorismo che ha colto di sorpresa la nuova amministrazione. Così da gennaio Washington dovrà districarsi nel ginepraio indo-pachistano cercando di mediare tra un possibile conflitto nucleare tra due nazioni sue amiche e la necessità di chiudere positivamente la lunga vicenda afghana con il loro indispensabile contributo. Un complesso esercizio di equilibrismo diplomatico che rappresentarà per Obama il primo grande scoglio di politica estera e la cui cattiva gestione potrebbe comportare ancora una volta conseguenze gravissime per il resto del pianeta.

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