Globalist/ Obama: new age o new isolationism

Lunedì, 19 gennaio 2009 - 15:50:00


Usa/ Attese due milioni di persone per la cerimonia di insediamento di Obama


Arduino Paniccia

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Usa/ Obama: la rivoluzione può attendere

Un uomo di 42 anni del Wisconsin, negli Usa, è stato arrestato dal servizio segreto statunitense per aver minacciato più volte, via internet, di uccidere il presidente eletto, Barack Obama. Joseph Cristopher, preso in Mississippi, secondo l'accusa avrebbe ripetutamente inviato a un sito messaggi in cui sottolineava l'importanza di uccidere Obama "per il bene della Nazione". I messaggi sono stati inviati l'11 e il 15 gennaio.

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Martedì si celebrerà a Washington l’evento epocale per il quale la comunità nera d’America e il mondo hanno atteso 150 anni. Dalla fine della Guerra di Secessione, che ha sancito l’abolizione della schiavitù nel 1865, gli uomini liberi di ogni nazione si sono domandati quando e se gli Stati Uniti d’America avrebbero mai avuto un Presidente nero. Il quando è martedì 20 gennaio 2009, una data che nella storia di quel paese resterà scolpita come e più del 20 luglio 1969, giorno dello sbarco sulla Luna. Ma dopo le molte riflessioni sulla magnitudine di tale evento storico, dopo la commozione, dopo le parate, gli inni e le bandiere dovremo vedere come Obama affronterà i suoi impegni e le sue responsabilità di leader della più potente nazione del pianeta.

Sappiamo che in politica interna Obama pare avere idee chiare, consenso bi-partisan ed un piano credibile di risanamento economico, ma in politica estera non abbiamo il conforto di capire chiaramente come il neo-presidente intenda muoversi nell’immediato. Sebbene i temi di politica interna USA ci riguardino in molti casi anche da vicino, le loro scelte fuori dai confini nazionali sono quelle che toccheranno Italia ed Europa più immediatamente e in maniera più tangibile.

La chiusura di Guantanamo è già stata decisa e dà un forte segnale di discontinuità rispetto la precedente amministrazione, chiudendo il capitolo oscuro delle torture e dei maltrattamenti che hanno marchiato la gestione Bush della lotta al terrorismo e ad Al Qaeda in Iraq ed Afghanistan dove ad Abu Graib e a Mazari Sharif sono stati commessi abusi che hanno scandalizzato il mondo e la stessa opinione pubblica americana. Questo è però un  passato che Obama non intende rivivere anche perchè nuovi inaspettati eventi sono apparsi al suo orizzonte diplomatico.

Gaza è un vaso di Pandora il cui odierno scoperchiamento rischia di portare ad un finale ancora più esplosivo: lo scontro diretto con l’Iran. La caduta dello Shah Reza Pahlevi, esattamente 30 anni fa, fu, con la fine della presenza in Vietnam, una tremenda sconfitta diplomatica per gli USA. La conseguente crisi degli ostaggi americani a Teheran e la sua disastrosa gestione da parte di Carter furono l’amaro calice che Reagan ereditò. Solo la dirompente carica innovativa e la determinata strategia del Presidente attore restituirono all’America dignità e credibilità.

Oggi USA e Iran sono nuovamente ai ferri corti. Gli Americani tentano di incrinare l’asse Bassora-Beirut (che vede alleati dell’Iran Siria, Hezbollah in Libano e le dormienti milizie sciite in Iraq), modellato su uno sfondo di dottrine anti-israeliane e anti-occidentali. In questo quadro, che la diplomazia sotterranea americana ha tentato di gestire in maniera incruenta, si inserisce la variabile israeliana, entrata nell’equazione, non a caso, in un momento di “vacatio” tra Bush e Obama.


Obama, Michelle e le figlie Sasha e Malia
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