Berlusconi fa l'Obama.... e trionfa. Grazie alla Libia soldi e prestigio

Domenica, 14 giugno 2009 - 13:29:00


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Il teatrino della politica italiana offre sempre interessanti spunti di riflessione, purtroppo spesso legati alla sovraumana capacità dei nostri politicanti di dire tutto e, poco dopo, il contrario di tutto.

Il governo Prodi aveva avviato concrete manovre di avvicinamento a Gheddafi, ma se Berlusconi le continua improvvisamente il leader libico diventa, per gli ex membri di quello stesso governo,  il peggiore dittatore del pianeta. Gli si impedisce di parlare al Senato ma l’opposizione si è dimenticata di aver plaudito in sollucchero al discorso tenuto al Senato da un altro grande sponsor del terrorismo, Arafat, che ha avuto la sfrontatezza di presentarsi a Palazzo Madama con la pistola alla cintura. Obama apre all’Iran inaugurando una nuova era con il più importante finanziatore e promotore del terrorismo planetario e tutti sono estasiati dal nuovo costruttivo corso della politica estera americana. Berlusconi fa la stessa cosa con una nazione con un simile discutibile background e con la quale praticamente confiniamo, ma il nuovo corso della politica estera italiana è invece una apertura inammissibile a un despota che non ha rispetto dei diritti umani.

Questi sono salti di carreggiata ai quali la politica italiana ci ha assuefatti e che non ci sorprendono, quello che invece continua a stupirci è la pressoché totale mancanza di realismo della nostra classe politica. Quella che comunemente è chiamata realpolitik è per noi una forma di pragmatismo pressochè sconosciuta.

L’eventuale normalizzazione delle relazioni USA-Iran e circa la quale qui da noi tutti si compiacciono (in Israele meno), si tradurrà per l’Italia in benefici limitati e difficilmente quantificabili, mentre la normalizzazione di rapporti col nostro vicino mediterraneo è fondamentale perché ci tocca più direttamente ed è gravida di opportunità immediate e presto misurabili. Un po’ di sana praticità dovrebbe imporre, a chi in questi giorni ha aspramente criticato la venuta di Gheddafi, una visione strategica che guardi con maggiore compostezza ai nostri interessi e ai nostri bisogni di nazione.

In un certo senso potremmo dire che il nuovo approccio ai vecchi nemici condotto con grande plauso e enfasi mediatica internazionali dalla Amministrazione Obama trova un antesignano proprio nell’Italia, che da tempo conduce senza lo stesso clamore una saggia campagna di avvicinamento verso la Libia. Da questo punto di vista possiamo certamente affermare che il governo italiano è in linea con le  nuove scelte di politica estera americana, anzi le ha anticipate: al vecchio avversario si stende la mano. Rivendichiamo dunque il diritto di primogenitura perché la mano l’abbiamo tesa alla Libia ben prima che Obama occupasse la Casa Bianca e facesse la stessa cosa con Ahmadinejad. Non diremo ovviamente che ha copiato da noi, ma ci piacerebbe poterlo pensare.


Berlusconi riceve Gheddafi
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