La pace in Medio Oriente è vicina. Grazie alla realpolitik di Obama...
Il cammino non si presenta cosparso di petali di rosa. Netanyahu, nuovo primo ministro israeliano, deve superare l’ostacolo Gerusalemme capitale di entrambi gli stati (palestinese e israeliano), la rimozione degli insediamenti dei coloni israeliani in West Bank e la governabilità di Gaza, ridotta al lumicino. Inoltre, permane sullo sfondo il problema dei milioni di palestinesi all’estero. Solo in Giordania ce ne sono oltre un milione e mezzo e se tornassero di colpo tutti i profughi sparsi per il mondo sarebbero più dell’attuale popolazione.
Obama, impegnato a “rifare” l’immagine degli Stati Uniti attraverso un approccio da “real politik” alla questione Medio Orientale, dovrà gestire un rapporto con Israele reso difficoltoso dalla componente più a destra della nuova coalizione di governo. Contemporaneamente dovrà coinvolgere quelli che sono due tra i maggiori protagonisti delle vicende medio orientali, anche se spesso agiscono in modo sotterraneo: Siria ed Iran. Non è pensabile costruire qualcosa in quella regione senza coinvolgere questi due governi e fino ad oggi il pugno di ferro e il muso duro degli USA non hanno sortito alcun effetto benefico.
Dopo molti anni di speranze perdute, dopo 50 anni di guerra e terrorismo, le condizioni per intravedere la stabilità nell’area ci sono. Non solo Obama potrebbe dimostrare che il suo realismo e la sua apertura al dialogo con i vecchi nemici possono portare al successo. Ormai si colgono numerosi segnali di stanchezza nel mondo islamico nei confronti del conflitto permanente e della guerra terroristica ad oltranza. Moltissimo è certamente nelle mani di Israele, che dovrà bilanciare la nuova politica americana e i vecchi estremismi domestici alla ricerca di una via alla governabilità. Tuttavia, seppure con le solite incognite, la pace ora è davvero vicina.
Arduino Paniccia
Globalist
www.arduinopaniccia.net



Commenti
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