Gli Usa: scurdammoce ‘o passato. E l'Iran ha già pronta la bomba atomica
È una mossa clamorosa che non mancherà di suscitare vasta approvazione ed al contempo aspra disapprovazione, senza vie di mezzo. Ne gioiranno i molti che credono nel processo di pace in Medio Oriente e ne soffriranno coloro che sostengono la politica dura nei confronti del maggiore sponsor del terrorismo, Israele incluso. Crediamo invece che Obama abbia intrapreso la strada con minor rischio verso il disinnesco della minaccia nucleare iraniana. Il che non vuol dire che l’Iran non costruirà la sua bomba atomica, ma sarà molto più improbabile per i Mullah poterla usare come strumento di pressione e minaccia su Israele o addirittura l’Europa. In questo senso nelle cancellerie europee il gesto sarà assai apprezzato perché in linea ad esempio con le ultime mosse del Presidente francese Sarkozy. In definitiva questa importante svolta americana potrebbe fugare il timore di un attacco nucleare iraniano meglio del sistema missilistico difensivo voluto da Bush in Polonia e Repubblica Ceca (e così poco apprezzato dalla Russia). A questo punto la palla è in campo iraniano e ci pare assai improbabile che l’Iran possa sottrarsi a questa incoraggiante apertura nei suoi confronti.
Si tratta di un evento epocale, che mette fine a 29 anni di ostilità tra le due nazioni e che potrebbe significare la vera svolta nel difficile processo di pace in quell’area, anche perché il prossimo governo israeliano potrebbe non infondere particolare ottimismo circa le sorti della pace in Medio Oriente. Benyamin Netanyahu addirittura sembra intenda affidare ad Avigdor Lieberman, capo del partito nazionalista Israel Beitenu l’incarico di ministro degli Esteri, un segnale questo di scarsissima disponibilità al dialogo sia con gli arabi ma anche con la stessa amministrazione Obama. Inoltre, per completare la coalizione di governo occorrerà ampliare l’alleanza ad altri gruppi per niente inclini a concessioni ai palestinesi o agli arabi.
Allo stato attuale appare chiaro che qualunque cosa si intenda fare in Medio Oriente occorrerà farlo con gli iraniani e con la preziosa mediazione dei siriani. Crediamo infatti che il clamoroso annuncio di Obama sia anche il frutto di una discreta ma effettiva mediazione siriana.
Il giovane presidente Bashar al-Assad è oggi più che mai consapevole che il suo ruolo di mediatore è fondamentale se non indispensabile alla nuova strategia di Obama in quell’area. La sua capacità di agire per la distensione gli ha già fruttato la visita di numerose delegazioni americane, l’ultima il 7 marzo, tutte tese a sdoganare la Siria dal marchio di “stato canaglia” affibbiatogli nel 2001 inserendo quella nazione nella lista degli stati terroristi ed aggravato dall’interruzione delle relazioni diplomatiche con gli USA nel 2005.
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