Giovani iraniani ko, Corea e M.O. Obama rimandato in politica estera

Lunedì, 6 luglio 2009 - 08:50:00

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Le foto e i video censurati e le ultime notizie da Teheran. Lo speciale sulle proteste in Iran

Già nel corso delle presidenziali Obama aveva manifestato scopertamente il suo scarso interesse per le vicende di politica estera. Il focus del suo progetto politico era la grave crisi economica in USA e le possibili vie per uscirne con meno danni possibilI. In un paese privo di ammortizzatori sociali la Caporetto delle istituzioni finanziarie ha mietuto più vittime che non in Europa e gli americani ovviamente si aspettano dal loro Presidente una azione di governo che dia priorità alla impressionante perdita di posti di lavoro in settori come quello automobilistico e alla devastante crisi dei mutui. Con il senno del poi verrebbe quasi da pensare che l'aver messo la Clinton a capo del dicastero degli Esteri sia stato un gesto di rivalsa nei confronti della vecchia avversaria nella corsa alla presidenza, confinata a gestire la politica estera americana senza di fatto aver preso nessuna personale iniziativa di rilievo.

La diplomazia è nelle mani del Presidente, che in prima persona incontra i leader stranieri, elabora strategie, stringe alleanze, lancia messaggi e apre al dialogo con vecchi avversari. Finora le iniziative diplomatiche di Obama sono state poche, ma azzeccate, soprattutto in considerazione del cambio radicale di rotta rispetto l'intransigenza neocon della precedente Amministrazione. Così si è aperto il dialogo con nemici storici degli Stati Uniti quali Siria,  Iran e Corea del Nord. L'innovativa politica della "mano tesa" ha innescato una serie di reazioni soprattutto in Medio Oriente che proprio in queste ore trovano sviluppo anche nelle strade di Tehran.

Da queste pagine, qualche tempo fa, ci chiedevamo se il nuovo approccio di Obama verso i nemici di un tempo avrebbe funzionato. Oggi la situazione è ancora troppo volatile e non ci consente di esprimere un giudizio finale, ma intanto possiamo sicuramente dire che il definitivo ritiro delle truppe USA dall'Iraq e le proposte di dialogo hanno contribuito grandemente alla attuale debolezze della leadership politico/religiosa iraniana, privata di colpo del suo nemico di comodo. Il "Grande Satana" non solo non è più alle porte ma addirittura propone di iniziare a  trattare.

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