Tra sangue e conti, l'Iran è in rosso. Il moderato Moussavi disse: uccideteli
Infine un’ulteriore vigorosa picconata indiretta alla stabilità dell’attuale governo è stata fornita da Obama, concretizzata dal ritiro delle truppe USA dal confinante Iraq. Questo potrebbe essere l’inizio della caduta di Ahmadinejad: al confine non c’è più il nemico verso il quale catalizzare il malcontento popolare, il Grande Satana se ne sta andando e la gente inizia a domandarsi se fosse davvero lui la causa dei tanti mali del paese. La nuova strategia diplomatica di Obama, la sua “mano tesa” hanno indebolito il governo iraniano più di trenta anni di sanzioni. La componente destabilizzante della nuova politica estera americana travalica i confini iraniani e si propaga in tutto il Medio Oriente, dove la nazione che ha dato supporto ai gruppi terroristici più violenti, ad Hamas e agli Hezbollah, sta perdendo credibilità e consenso, vittima dei propri problemi interni.
A margine va però notato che il leader cosiddetto “moderato” dell’opposizione è un tale che risponde al nome di Hossein Mussavi, un gentiluomo che nel 1988 fece uccidere 30 mila prigionieri politici, che da Primo Ministro chiuse per quattro anni tutte le università del paese, che è stato promotore della militarizzazione del programma nucleare iraniano e dell’infiltrazione di agenti e di istruttori iraniani in Libano tra le fila degli Hezbollah. Questo è un noto radicale che ha dichiarato “riusciremo a mettere in ginocchio l’arroganza del mondo, a colpire Israele e a distruggerlo”. Se una rivoluzione dovesse portarlo al potere, è legittimo aspettarsi un cambio di linea piuttosto contenuto, certo non l’abbandono tout court dei dettami coranici nella gestione della cosa pubblica e tantomeno la cacciata dei leader religiosi.
Dall’Europa restiamo ad osservare sgomenti quanto accade sfoggiando la tradizionale mancanza di coesione, per cui ogni paese segue una sua linea senza consultare gli altri. La Gran Bretagna espelle diplomatici iraniani in reazione alla espulsione di diplomatici britannici ma non pare si sia formato un fronte comune che forse avrebbe potuto suggerire una risposta omogenea da tutti i paesi UE. Ad esempio una analoga espulsione di personale diplomatico iraniano da ogni capitale europea o il ritiro di tutti i diplomatici europei da Teheran. Non è neanche stata elaborata una dichiarazione congiunta dei capi di governo: Sarkozy e la Merkel hanno condannato le violenze per conto loro e così ha fatto il nostro ministro Frattini. Insomma la risposta europea appare, tanto per cambiare, debole e frazionata.
Arduino Paniccia
Globalist
www.arduinopaniccia.net



Commenti
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