Tra sangue e conti, l'Iran è in rosso. Il moderato Moussavi disse: uccideteli
Il cocktail di questi tre fattori di estremo malcontento è detonato nelle strade di Teheran in maniera violenta, mettendo in grave crisi la dirigenza iraniana e portando il paese in uno stato che il Generale Carlo Jean ha definito di “pre-rivoluzione”. Mentre scriviamo non ci è dato sapere se davvero la rivolta popolare sarà in grado di scalzare Ahmadinejad, la brutalità della repressione potrebbe avere ragione della protesta, ma il mondo libero tifa per i giovani che coraggiosamente stanno lottando nelle strade.
Quello che è certo è che il governo dei Mullah ha stancato la parte più evoluta degli iraniani e che, quale che sia il risultato delle proteste, dovrà necessariamente esserci un ridimensionamento del radicalismo espresso dalla classe al potere. Se Ahmadinejad intende restare in sella dovrà addivenire a qualche forma di compromesso che ammorbidisca la linea dura imposta dal clero più conservatore. Alcune spaccature si stanno infatti creando all’interno della stessa dirigenza, dove più di una voce sta chiedendo di abbandonare una rigidità coranica che ha prodotto un incontenibile e pericoloso malcontento.
Ma non è solo l’applicazione rigida del Corano ad ogni aspetto della vita iraniana a scatenare il dissenso: elemento ancora più importante è la bancarotta economica causata dalla totale incompetenza delle autorità economiche e finanziarie governative. Una delle nazioni più ricche di petrolio e di gas al mondo riesce ad avere i conti in rosso, l’inflazione al 30% e 3 milioni di disoccupati sotto i trent’anni. La gente ha iniziato a capire che i tanto evocati nemici esterni America e Israele non c’entrano nulla con i bilanci disastrati e si ribella. Per esempio è ormai di dominio pubblico in Iran che nel momento di massimo profitto, con il barile di petrolio a 140 dollari, i maggiori introiti non sono stati usati per modernizzare il paese, per le infrastrutture, per creare posti di lavoro, per stimolare il settore privato. La gente chiede dove siano finiti tutti quei soldi. Un rapporto al Parlamento emerso qualche tempo fa quantifica in oltre un miliardo i dollari che avrebbero dovuto essere incamerati dal Tesoro e che invece sono semplicemente svaniti nel nulla. Il Governo non ha ancora fornito alcun chiarimento in merito.



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