L'Iran fa tremare Obama e il mondo

Lunedì, 9 febbraio 2009 - 09:00:00


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In America la parte migliore del potere non è come gestirlo, ma come raggiungerlo. Lo sta scoprendo Obama, la cui lunga ed esaltante campagna presidenziale ha entusiasmato il mondo intero e galvanizzato lo stesso giovane senatore dell’Illinois. Poi ha vinto e adesso gli tocca far seguire i fatti alle parole. Criticare da fuori è più facile che gestire da dentro e adesso, tra congedi forzati di membri appena nominati del suo staff e sorprese dall’estero, Obama scopre addirittura che il suo predecessore non aveva tutti i torti quando spingeva per la costruzione di un ombrello missilistico in Europa. Non ha nemmeno finito di rassicurare la Russia promettendo di non procedere con quel progetto ed ecco che l’Iran lancia un satellite utilizzando un vettore a combustibile solido in grado di portare testate convenzionali o nucleari in Europa ed in tutto il Medio Oriente, Israele incluso ovviamente.

Sembra di essere tornati alla Guerra Fredda: presidenti, primi ministri ed i loro stati maggiori europei e americani sono naso all’insù ad osservare preoccupati il decollo del satellite iraniano, che oltre a ricevere e lanciare trasmissioni su diverse frequenze lancia anche all’Occidente e ad Israele un messaggio poco rassicurante. Questo è un “film” che abbiamo già visto: tra non molto, al massimo un paio d’anni, l’Iran annuncerà al mondo il successo del suo primo esperimento nucleare militare.

Prima di quell’annuncio ci sono due possibili strade da seguire. La prima: non fare nulla ed osservare atterriti quanto è già avvenuto con India e Pakistan negli anni ’70, tuttalpiù replicando la farsa degli inutili gruppi di contatto, totalmente superflui finchè Russia e Cina continueranno più o meno scopertamente ad aiutare gli ayatollah. La seconda: iniziare da subito una pesante offensiva diplomatica ed economica contro l’Iran, volta ad un vero isolamento di quel regime.

Mentre India e Pakistan sono comunque democrazie (la prima è la più grande del mondo e la seconda ha recentemente defenestrato incruentamente un “dittatore”), l’Iran è un paese la cui rivoluzione è stata in realtà un vero golpe che ha instaurato un regime teocratico e feroce.

Come abbiamo prefigurato su queste colonne, gli USA sono stati colti di sorpresa, né il nuovo Segretario di Stato Hillary Clinton ha mai speso una parola degna di rilievo sul nucleare iraniano. L’idea di sedersi a tavolino con Ahmadinejad e trattare con lui può essere ancora valida, ma appare più una prospettiva volta al “damage control” che non uno stop effettivo alle ambizioni nucleari iraniane. Oltretutto, chi conosce il mondo arabo, sa che presso quelle culture il gesto di disponibilità è spesso frainteso per segnale di debolezza. Pur riconoscendo alla diplomazia e alla leadership iraniana una maggiore sofisticazione nel disbrigo degli affari internazionali, il timore che una forma mentale antica contribuisca a creare equivoci è forte.

In ogni caso, in questo quadro ogni strategia di dialogo è vana se prima non capiamo se questa che sembra destinata a diventare una potenza militare provvista di arma nucleare intenda continuare a bluffare o piuttosto non dia ascolto per davvero ai suoi alleati più moderati e alle Nazioni Unite.


Obama dietro le quinte
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