Hillary Clinton in Cina: per l'Italia e l'Ue sfuma il business
Sullo sfondo restano ovviamente aperti il problemi dei diritti umani, della pena di morte, del Tibet (del quale sembra interessare nulla agli statunitensi), di Taiwan. La Clinton ha dichiarato che questi temi sono in agenda e che con la dirigenza cinese ci sarà una franca discussione in materia, ma sospettiamo che i cinesi non lasceranno molto spazio di manovra al Segretario di Stato USA, la quale d’altra parte crediamo non voglia irritare troppo il suo massimo creditore.
Le ragioni per le quali gli USA, ma in particolar modo la Clinton, vogliono riallacciare rapporti che la precedente amministrazione aveva lasciato deteriorare, sono ovviamente molteplici. Non da ultimo occorre avere nell’area un alleato potente che all’occorrenza tenga a bada un Nord Corea diventato nuovamente minaccioso. In tal senso trova spiegazione l’annuncio che dopo il viaggio della Clinton riprenderanno scambi militari tra forze armate USA e cinesi. Infine i detrattori avanzano il sospetto che la Clinton debba a questo punto pagare dazio, ovvero impostare una politica pro-Cina dopo che per molti anni in maniera palese ma soprattutto occulta, oscuri finanziatori cinesi hanno contribuito generosamente alla sua campagna. Tra questi Norman Yung Yuen Hsu e Johnny Chun, ambedue in prigione a seguito di un scandalo legato appunto alla raccolta fondi per la Clinton.



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