Gaza/ La guerra che c'è e l’Europa che non c'è

Lunedì, 12 gennaio 2009 - 09:36:00


Il progetto franco-egiziano che il presidente francese con Mubarak ha presenato alle parti in conflitto potrebbe non piacere né ad Israele né ad Hamas, ma comunque vadano le cose la sua azione è già una vittoria per la Francia, divenuta, davanti alla vacuità delle molte dichiarazioni dalle capitali europee udite in questi giorni, di fatto espressione di una Europa che oltre a dire fa. Naturalmente a Londra ed a Berlino più di qualcuno si augura che Sarkozy fallisca, indispettito dal fatto che egli si sia mosso senza consultare i partner europei, ma se Sarkozy avesse aspettato il mandato ed il consenso dei troppi alleati egli sarebbe ancora seduto nel suo ufficio a Parigi e non nelle stanze delle decisioni al Cairo.

Negli anni ’90 le Nazioni europee fecero un’enorme scommessa sul proprio futuro, delegando parte del loro potere decisionale a Bruxelles. Ma a fronte di così tanti vincoli autoimposti e di sacrifici all’altare unitario, i risultati sono stati modesti, spesso inutili e a volte addirittura contro-producenti. Lacci e laccioli di ogni tipo hanno legato i paesi dell’Unione, compreso il nostro, soffocandone le capacità operative e progettuali soprattutto dal lato fiscale della politica economica e sociale, della riduzione del debito e della flessibilità complessiva del sistema produttivo. L’Unione è spesso stata la foglia di fico per mascherare l’impreparazione di classi politiche nazionali e locali, restando alla fine un continente senza una vera leadership, senza pensatori, senza strateghi politici e militari.

Oggi il re è nudo. L’Europa dei grigi tecnocrati ha dimostrato di non essere preparata ad affrontare i nuovi problemi del mondo post globale che si va formando. Ha sostituito la strategia con la burocrazia ed è poco pronta ad affrontare di petto le problematiche di un pianeta che si sta trasformando, dove il nuovo presidente americano si prepara a chiudere ombrelli protettivi e a chiedere aiuti e contributi; la Russia chiude i rubinetti energetici ed il Mediterraneo diviene il confine a sud più drammaticamente insicuro ed esplosivo dell’intero continente.

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