Gaza/ La guerra che c'è e l’Europa che non c'è
Se speravamo di vedere una Europa compatta nell’affrontare con una sola autorevole voce la grave crisi di Gaza, ci siamo sbagliati
. Per l’ennesima volta. Mai come in questa occasione l’Unione Europea ha largamente dimostrato la propria inadeguatezza nell’esprimere un pensiero ed una strategia comuni e la propria incapacità nel determinare una immediata e concreta linea di intervento e di azione. E proprio nel peggiore momento, quello della assenza americana. Il balletto delle due delegazioni vaganti, quella del presidente UE uscente Sarkozy e quella del ceco Karel Schwarzenberg, con nel mezzo un Javier Solana teso ed imbarazzato, ha fornito ancora una volta l’immagine di una Unione Europea spaccata.
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A questo si è aggiunta l’evidente diversità di intenti e posizioni dei principali paesi e addirittura all’interno degli stessi, come nel caso della Gran Bretagna, con Blair riluttante ad abbandonare il tradizionale allineamento sulle posizioni USA e Gordon Brown intenzionato ad appoggiare un cessate il fuoco immediato; la Germania e l’Italia caute e sullo sfondo una defilata Spagna.
Va almeno riconosciuto all’iperattivo Sarko il merito di aver tentato di dimostrare che la stabilità del Mediterraneo è anzitutto e soprattutto un problema nostro e che il comprensibile silenzio della amministrazione USA entrante (Obama ha dichiarato che in un momento così delicato una doppia voce americana sarebbe inappropriata) lasciava un vuoto che l’Europa doveva riempire definendo finalmente una propria strada diplomatica e di politica estera.
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