Altro che G14... Il mondo a 4 mani. Così Obama ha messo fuori gioco l'Ue

Domenica, 9 agosto 2009 - 13:00:00


In questo quadro, mentre Obama ha il peso per trattare da pari con Pechino, il vaso di coccio europeo (e quindi anche italiano) non ha i numeri per essere un interlocutore di rilievo, se non in settori marginali. Se, in uno scenario di fantasia, producessimo a costi inferiori rispetto ai Cinesi, comunque non riusciremmo mai a penetrare significativamente quel mercato (forte di forme di protezionismo che noi non oseremmo neanche sognare, unite alla direttiva “Comprate Cinese”) né in quelli dove ormai dominano i Cinesi.

Infatti, secondo gli interessanti dati recentemente elaborati da O. Turi, del Centro Studio Osservatorio di Milano (specializzato in analisi di competitivita' delle imprese nel mondo globale) , le esportazioni europee nei paesi del terzo mondo nel 2008/9 sono crollate di 10 punti rispetto quelle cinesi. E per noi Italiani le prospettive sono anche più nere, in quanto la Cina si è già lanciata sul mercato dei beni di lusso, che credevamo nostro monopolio, avendo comunque imparato a produrre articoli di pregevole fattura e attraente design.

Prosegue intanto il saccheggio delle materie prime africane grazie ad accordi spregiudicati con i principali leader politici locali (molti dei quali improponibili tiranni). Queste discutibili intese hanno spianato la strada all’invasione monopolistica del mercato africano da parte di prodotti a basso costo cinesi in regime di monopolio, in spregio ad ogni trattato di libero scambio e soprattutto in violazione a quanto siglato dalla Cina in sede di WTO.

Con l’appoggio dei fondamentalisti in Sudan piuttosto che di Mugabe in Zimbabwe, si sta di fatto concretizzando una strategia di accerchiamento dell’Europa che non siamo in grado di contrastare, mentre sprechiamo tempo tentando di capire se e come l’ America potrà mai aiutarci a fare fronte comune. Le ultime mosse di Obama infatti entusiasmano probabilmente la finanza e la grande distribuzione americane, gli imprenditori e le banche cinesi, i media e gli esegeti del giovane Presidente ma certo non ci fanno ben sperare in una politica comune di contenimento. Del resto gli USA hanno molto da guadagnare perfezionando il rapporto con Pechino. Aldilà dei trionfalismi che hanno accompagnato alcune - magari interessanti -iniziative industriali italiane in Cina, il quadro generale ci vede sicuramente sottomessi a un drago che sta fagocitando risorse e sta sottraendo mercati a tutti.

Arduino Paniccia
Globalist

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