Venti anni dalla caduta del muro: si stava meglio quando si stava peggio?
Lunedì, 9 novembre 2009 - 09:10:00
Milano, crolla il Muro di gomma in Piazzetta Reale - Tratto da C6.tv
È una domanda alla quale in realtà ognuno dei nostri lettori è in grado di dare un risposta personale, che inesorabilmente sarà diversa dalle altre, sulla base della nazionalità, della professione, della propria ideologia o religione o forse anche del proprio sesso. La verità è che è impossibile dare una risposta globale, buona per tutti, che sia espressione del parere dei più. Se guardiamo all’Est Europa vediamo realtà che 20 o 30 anni fa non avremmo neanche osato immaginare, la situazione è completamente cambiata, ma i polacchi, i romeni, gli ucraini o i bulgari stanno meglio? In generale sì, perché le mutate condizioni economiche, per molti versi oggi più incerte di allora, sono accompagnate dalla speranza in un futuro ancora promettente.
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Eppure anche tra i cittadini dell’ex blocco sovietico molti sono i nostalgici, coloro che rimpiangono il salario garantito a tutti e la grandeur militare. E in Africa, che fu negli anni della Guerra Fredda campo di battaglia dove per “delega” si combattevano in chiave locale guerre ispirate e sostenute dalle superpotenze? Gli africani stanno meglio oggi o venti anni fa? Tragicamente occorre ammettere che per gli africani poco è cambiato, male stavano prima e male stanno ora che il continente è visto solo come serbatoio di energia e materie prime delle superpotenze, prima tra tutte la Cina, disposta a foraggiare e a dare legittimità a despoti della peggior specie pur di portare a casa a buon prezzo petrolio e minerali.
Roma, il Muro Percepito a Piazza di Spagna - Tratto da C6.tv
Un cittadino del Darfur o uno della Nigeria sta meglio oggi? Certamente no, per le nazioni più disperate del pianeta la caduta del muro non ha significato nulla, se non il cambio di bandiera dei propri governi, passati dall’essere filo-sovietici o filo-americani ad essere filo-cinesi. E la Cina è la più grande nazione dell’Asia: gli asiatici stanno meglio? Decisamente sì, tra tutti i paesi gli orientali sono quelli che dalla caduta del muro hanno guadagnato di più, fatte salve molte eccezioni, come la Corea del Nord o Myanmar. La Cina, apparentemente senza traumi, è transitata armi e bagagli verso una economia di stampo capitalistico, facendo in sostanza finta di restare un paese comunista con tanto di falce e martello sulla bandiera. Ma è una simulazione che contrasta con il boom economico in corso e con l’apparire di moltissimi nuovi ricchi.
Nel nuovo mondo globale, la cui nascita è stata possibile solo con la scomparsa del mondo bi-polare simboleggiato dal muro, l’Oriente prospera. L’Occidente viceversa resta a chiedersi se i giorni della paura nucleare fossero davvero così brutti, complice la crisi economica di questi giorni. In fondo una volta sapevamo chi erano i buoni e chi erano i cattivi e tutto sommato del pericolo del MAD (Mutual Assured Destruction) non importava nulla a nessuno. Bombardieri B52 vagavano sui cieli dell’Artico trasportando testate nucleari pronte allo sgancio e le rampe di lancio russe erano perennemente puntate sull’Europa occidentale, ma per l’uomo della strada la vita continuava senza che il panico da olocausto nucleare ne condizionasse l’esistenza.
C’erano almeno alcune certezze che oggi non abbiamo più, sapevamo chi era il nemico e dove si trovava (in genere abbastanza distante da casa nostra, magari nelle giungle del Vietnam) e sapevamo che l’America ci voleva tanto bene, anche se intuivamo che era solo perché eravamo una pedina fondamentale dello scacchiere europeo, in prima linea nel caso l’orso sovietico decidesse di impadronirsi dell’Europa.
Oggi non è chiaro dove sia il nemico, né siamo più così importanti come difensori dell’alleanza occidentale, visto che tra poco quasi tutti i paesi ex nemici entreranno nella NATO. Viviamo atterriti da paure che venti anni fa non avevamo, quando il terrorismo palestinese era una faccenda che tuttalpiù interessava qualche aereo in volo su paesi esotici. In compenso le tensioni sociali interne ci avevano regalato la cupissima stagione degli anni di piombo, facendoci scoprire che i terroristi non si chiamavano solo Abu o Yasser ma anche Mario o Giusva.
La crisi economica che attanaglia oggi l’Occidente può farci pensare che Europa ed America stessero meglio ieri, insomma siamo nel momento peggiore per poter fare un paragone tra il prima ed il dopo muro. La stessa domanda fatta dieci anni fa avrebbe forse avuto risposte più facili, non condizionate dalla situazione internazionale post Torri Gemelle. Oggi capire se il collasso del sistema costruito sul confronto tra due superpotenze abbia giovato alla qualità della vita di ogni uomo è quasi più un esercizio filosofico, la cui risposta può risiedere solo nei cuori dei singoli.



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