Svolta in Iraq, la pace passa per l'oro nero

Domenica, 23 novembre 2008 - 15:48:00


La dottrina Petreaus lascierà nelle mani del governo iracheno un paese dove in larga parte sono stati raggiunti successi nel domare le numerose milizie e movimenti religiosi armati e molto probabilmente la partenza delle forze armate americane otterrà anche il risultato di abbassare i toni della minaccia nucleare iraniana, liberata dalla presenza lungo 1000 chilometri di confine di truppe USA.  A partire dal 30 giugno 2009 gradualmente il controllo passerà nelle mani di reparti iracheni addestrati anche con il determinante contributo dei nostri militari, in particolare dei Carabinieri. A quel punto uno dei paesi con le risorse di petrolio più grandi dopo l’Arabia Saudita (il fatto che il barile iracheno torni sul mercato è uno dei fattori della attuale caduta del prezzo) avrà l’opportunità di godere di una pace molto duramente conquistata.

Del resto la massiccia presenza USA in quella regione non era ulteriormente procrastinabile. Obama deve rendere conto al proprio elettorato e portare a casa i “boys”. Deve limitare i costi a fronte di una gravissima crisi economica interna e deve concentrarsi laddove è il vero cuore della minaccia terroristica internazionale, la regione a ridosso del confine afghano/pakistano. Dunque non sarà la fine di un epoca, il terrorismo esiste e esisterà ancora, Bin Laden è ancora libero e il sogno di controllare strategicamente e con poco sforzo il petrolio iracheno si è trasformata in più di cinque anni di incubo tattico al quale solo recentemente il Gen. Petraeus ha messo rimedio, molto semplicemente mettendo sul campo più uomini e studiando con i “professori” una nuova dottrina strategica.

Il confronto con Al Qaeda si sposta in Afghanistan, stringendo sempre più Bin Laden in un angolo e sottraendogli l’appoggio delle frange talebane più disponibili a trovare un accordo con Karzai e con la NATO. Presto Obama chiederà a noi europei un maggiore impegno militare a fronte di una sua prevedibile riduzione delle truppe, uno sforzo al quale sarà difficile sottrarsi anche per noi italiani.

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