In Afghanistan con il cuore e la mente. Altrimenti a vincere saranno i talebani
Lunedì, 20 luglio 2009 - 09:00:00
Per molti versi l’attuale situazione ricorda il conflitto del Vietnam, quando gli Americani intuirono che per vincere occorreva anzitutto conquistare “hearts and minds”, il cuore e la mente dei Vietnamiti. Ora come allora il nemico ha capito che il gigante occidentale può essere contrastato con la guerriglia e con gli attentati, disperdendosi in piccole unità su un vasto territorio e restando nei villaggi con lo scopo di terrorizzare gli indecisi e chi collabora con il governo. Si punta alla afganizzazione del conflitto coinvolgendo sempre più le forze armate locali come si puntò allora alla vietnamizzazione della guerra.
Sappiamo come è finita in Vietnam, ma la grande differenza è proprio in quanto accadrà il 20 agosto: gli Afgani hanno la possibilità di decidere del loro destino, ma se il voto popolare dovesse dare fiducia agli esponenti del radicalismo islamico e ai leader talebani, dovremo prendere in considerazione il rapido abbandono militare di quel paese, cercando la via esclusivamente diplomatica per trattare con l’eventuale nuovo establishment di governo e limitare i danni.
Strumento per l’afganizzazione dello scontro con i Talebani (ma anche per inserire un elemento di stabilità filo-occidentale nei futuri scenari afgani) è la formazione delle forze di polizia, attività nella quale, su specifica richiesta americana, sono massicciamente coinvolti i nostri Carabinieri, attraverso la pianificazione svolta da alcuni dei loro migliori esperti in missioni di peace enforcing.



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