Parte dal Nord "leghista" la riscossa di Veltroni
Di Emanuele Fiano
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E’ finita l’estate. Da un punto di vista meteorologico questo è certo, ma alcuni segnali mi fanno pensare che lo sia anche da un punto di vista politico. Mercoledì sera a Milano Walter Veltroni alla festa del PD, ha convinto anche i democratici più scettici. E’ partito dalle questioni più squisitamente lombarde, “Il caso Expo? Un estenuante guerra di potere” il caso Alitalia “l’approccio del governo è stanco è confuso” conclusione: Berlusconi ha dimenticato Milano. Dunque un Veltroni all’attacco, tonico, reattivo, capace di smorzare bene anche le provocazioni che vengono da qualche provocatore. Non solo da qualcuno seduto tra il pubblico della festa di Milano per la verità, ma anche da qualche collega di Partito che come Parisi, che ha detto: “Berlusconi è un grande Leader dal quale tutti dobbiamo imparare”, “I cento giorni di Berlusconi hanno il segno più, i cento giorni di Veltroni hanno il segno meno”.
Difficile scorgere in questo un disegno politico utile a qualcuna delle nostre battaglie, difficile non ricordare a chi stava al seduto al governo Prodi, che forse si farebbe meglio a fare anche un bilancio sereno e onesto di cosa è successo nei 500 giorni del governo Prodi e della nostra maggioranza. Una parte dei nostri problemi viene da lì, e il paese non ci ha perdonato, noi ora, abbiamo il dovere di guardare avanti. Un cronista di un importante giornale intervista vicino al tendone che accoglie Veltroni, qualche volontario della festa; Elio, pensionato di 61 anni, vede senz´altro il bicchiere mezzo pieno: "Dopo la grande delusione della sconfitta elettorale, un po´ di speranza sta nascendo" Davvero gli chiedo? Quando finisce di farsi intervistare, davvero mi dici che ti sta rinascendo un po’ di speranza? Sì, risponde, abbiamo bisogno di leader che non litighino tra di loro, ma che ribattano colpo su colpo a Berlusconi e ai suoi, e abbiamo bisogno di capire se c’è una linea. 
Emanuele Fiano



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