Così le Regionali cambieranno il volto dei poli

Lunedì, 22 marzo 2010 - 07:40:00


Ci sono state montagne di parole in questi giorni, aria avvelenata dice Berlusconi, e montagne di parole in Parlamento, dentro e fuori l’aula. Montagne di parole nelle piazze e sui giornali, fiumi di commenti e molti avvocati al lavoro a scrivere ricorsi per giudici considerati a seconda dei casi nemici o salvatori, e mai come vorrebbe la legge, semplicemente giudici imparziali. Questo Paese è impazzito mi dice un vecchio e conosciuto cronista, sulle poltrone rosse del “Transatlantico”, me lo dice con la voce roca di chi era abituato a urlare in redazione ai poveri cronisti alle prime armi, quando aveva la veemenza di chi sa dove vuole arrivare e sa come arrivarci; adesso, mi dice, mi sveglio la mattina e no so come andrà a finire la giornata, se succederà un nuovo episodio eccezionale, se qualcuno dei poteri dello stato verrà attaccato, se qualche nuovo decreto cambierà l’assetto del sistema giuridico, oppure terrà qualcuno lontano dalle aule di giustizia, oppure se qualche intercettazione ci disvelerà il tono troppo cinicamente irriverente, o pesantemente volgare, o trasparentemente illecito di qualche top manager, o grande funzionario dello stato o politico di vaglia. Semplicemente non capisco più niente, mi dice, il giorno prima non è mai come il giorno dopo e il futuro e più che incerto.

Ad esempio, penso io tra me e me, tra i vari risultati possibili alle prossime elezioni regionali, passano alcuni scenari possibili di evoluzione del quadro politico, molto diversi tra loro. E molto incerti.

Se il centrosinistra dovesse prevalere in più di 8 regioni, sarebbe un successo molto importante per il PD e l’opposizione, se dovesse arrivare a 10, vorrebbe dire sconfitta pesante del governo con conseguenze non facili da prevedere per il PDL, ma con un’accentuazione del distacco di Fini dal Cavaliere, e anche con una marcata autonomizzazione della Lega, poco interessata a immolarsi alla stella cadente di Re Silvio.

Se invece Pierluigi Bersani dovesse ottenere un risultato sotto le 7 regioni per il centrosinistra, potrebbe entrare in crisi la maggioranza interna del PD, con fibrillazioni varie, e magari qualche fuoriuscita. Ovviamente poi verranno lette anche le percentuali a livello nazionale e i voti assoluti. E su questo punto è ovvio, il PD deve riavvicinarsi il più possibile alla soglia del 30%, altrimenti anche lo sforzo di Bersani potrebbe venire sommerso  da un’immagine di partito non sufficientemente largo e grande.

Insomma; ripenso al celebre cronista, si aprono 8 giorni, che in teoria potrebbero cambiare il corso di questa legislatura; ci sono le condizioni per il cambiamento, nel caso vinca uno o vinca l’altro, il risultato è forse ipotizzabile; ma quello che non è semplice prevedere è l’andamento nelle regioni dove il voto è ancora incerto. Piemonte e Liguria, appaiono ancora territorio contesi fino all’ultimo voto, in Lazio è da verificare l’effetto della probabile assenza della lista Pdl, in Campania un arrembante De Luca è molto più forte della nostra coalizione ma non si sa se potrà addirittura superare il candidato del Pdl.

Pochi voti potrebbero cambiare il futuro di Berlusconi o Bersani o Fini e Bossi (che tutti danno comunque come vincitore al Nord e non solo), e per fortuna a decidere saranno il voto degli elettori o la bravura dei candidati, e non, mi auguro, carte bollate o interventi della magistratura.

Emanuele Fiano
fiano_e@camera.it

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