Pd, con Bersani si torna al passato

Venerdì, 3 luglio 2009 - 12:20:00


Partito Democratico - Stacco. Per tre giorni me ne vado da Milano, con la famiglia, nella natura e a vedere antiche bellezze i cui resti ancora parlano. Sono giorni complicati nel Partito Democratico, giorni di divisione e di incomprensioni, giorni di interviste semplificatrici e frettolose, di scelte di campo ovvie oppure sorprendenti. Per alcuni sono giorni di amarezza, di amici che si

Franceschini
Dario Franceschini

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E i banchieri andarono al Massimo: da Geronzi ad Abete, da Mussari a Palenzona a Modiano, passando per Padoa Schioppa... il gotha della finanza e dell'economia si è riunito a Milano intorno al presidente della Fondazione Italianieuropei

FORUM/ Franceschini contro Bersani per la guida del Partito Democratico. Chi scegli?

separano, politicamente parlando, per prendere strade diverse all'interno del partito. Continuo a pensare che di tutto questo alla maggioranza degli italiani interessi poco, e che vorrebbero di più sapere se abbiamo idee diverse e migliori sull'economia, sulla sicurezza, o sul futuro del sistema sociale. La verità è che le abbiamo.

Basti pensare alla vittoria schiacciante di alcuni nostri sindaci nella Provincia di Milano, penso a Roberto Cornelli a Cormano, con il 63%, che pure confrontandosi con i problemi complessi dati dall'immigrazione, è riuscito a dare in quella città servizi soddisfacenti a tutti, come si vede dal risultato, oppure penso al funzionamento ottimo del sistema sociale in Emilia, oppure ancora alla capacità di rilancio economico dimostrata dalla gestione Chiamparino a Torino. Insomma noi ci siamo e quando siamo chiamati ad amministrare lo dimostriamo, spesso, non sempre, bene. Ora però il punto è sul futuro del partito. Perché se il partito non cresce non potremo dimostrare niente. Questo partito nuovo e così giovane. Nel quale io credo ancora fermamente. Oggi faccio la mia scelta di campo, scelgo di sostenere Dario Franceschini.

Lo faccio innanzitutto per due motivi politici, che cerco di spiegare, io ho scelto di costruire un partito dove stessero insieme prima di tutto la tradizione di origine prima comunista e poi socialdemocratica, confluita nei Ds e quella cattolico democratica, poi popolarista. Senza questa prima confluenza, oltre alle altre e a quelle numerose dei senza partito precedente, non ci sarebbe la ragion d'essere del Pd. A me interessa continuare a credere a questa amalgama. Dario oggi è il simbolo di quell'amalgama. La seconda ragione politica fondamentale è che credo nella scelta innovativa delle primarie per la scelta del segretario, e delle varie altre candidature. Non è un dettaglio, il partito degli iscritti, i 380.000 che siamo ora, contro il milione circa di tesserati che in teoria entrarono con Ds e Margherita, e contro i milioni che comunque continuano a votarci, sono per l'appunto un numero piccolo rispetto al nostro potenziale e rispetto quindi alla forza democratica di una scelta vasta, di popolo, libera, come quella che scelse Prodi e Veltroni.

Comprendo la critica di chi vede il rischio del partito liquido. Fatto solo di un Leader e del popolo delle primarie. Ma io non sono per quel tipo di partito, voglio un partito dove si moltiplicano le sedi di discussione, i circoli, le strutture di partito, un partito che si radica, che si ramifica, che ritorna a parlare direttamente con i cittadini. Un partito solido che amplifica con le primarie per il segretario la propria capacità di relazione democratica. Ecco, a me pare che Franceschini abbia in se le caratteristiche per questo progetto in questa fase. Apprezzo e stimo Bersani, la sua capacità di governo, il suo modo diretto di parlare di questioni complicate, so che la sua intelligenza gli impedirà di considerare il congresso come una guerra e i perdenti come nemici. Di questo sono sicuro.

Ma sento che ci separa oggi una critica troppo radicale da parte sua al Partito inaugurato da Veltroni. E ho il timore di un ritorno all'indietro, legittimo ma che non condivido. Mi pare che si muova fortemente anche la possibilità di una terza candidatura di Marino in collegamento con Pippo Civati. Questa candidatura esprimerebbe esigenze molto forti di salvaguardia della laicità del partito, di rinnovamento della classe dirigente, di passaggio dalla fase del "ma anche" a quella del cosa esattamente rispondiamo a questa o quella domanda, come direbbe Civati. Condivido fortemente queste esigenze, apprezzo la forza e il coraggio di cambiare che esprimono, ma personalmente faccio una scelta diversa che è quella che ho accennato.

Ecco, tutto questo non deve essere una guerra, non dobbiamo considerare nessuno come nemico, nessuno come esterno al progetto del Pd. Questo è il Pd, con le sue differenze, le sue speranze, le sue contraddizioni e il suo futuro incerto. Che è però solo nelle nostre mani, io faccio la mia scelta per il futuro del Pd con Dario Franceschini, non contro qualcun'altro, perché il nostro futuro è comunque insieme, indietro non si torna.

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