"Noi del Pd dobbiamo tornare tra la gente"

Venerdì, 2 aprile 2010 - 17:16:00


Il risveglio non è stato dei migliori. Il martedì post elettorale, mi sveglio presto, devo andare a Roma, prendo il tram in Giambellino alle 7.15, stracarico di studenti e lavoratori; una ragazza mi vede con i quotidiani e mi chiede: “Ma alla fine ha vinto Cota?” Sì, rispondo, ma lei chi preferiva? domando “Cota non mi piace dice, ma meglio lui della Bresso“. La risposta è semplice, sintetica, contemporanea. Non era il dato ideologico che in alcun modo la interessava, penso, ma soltanto la preferibilità del singolo candidato tra i due. Noi in generale, mi viene da pensare, non siamo graditi, spesso appariamo lontani, astratti, non popolari. Secondo episodio, durante una trasmissione in una televisione (7gold venerdì 2 aprile 2010 mattina) una telespettatrice mi scrive in un fax: “Ho votato Lega, scrive, non mi piace più nessuno, voi mentre il Paese boccheggia, vi siete aumentati lo stipendio due volte in due anni”. Provo a replicare che è tutto falso e che è con il Governo Prodi e sotto la Presidenza Bertinotti che abbiamo bloccato qualsiasi aumento per i deputati, ma è tutto inutile, lo so, non solo non mi crederà, ma i colpevoli siamo solo noi, non importa se anche i deputati lumbard ricevono la stessa cifra di stipendio da parlamentare.

Terzo episodio, sempre in televisione, sondaggio in diretta a Telelombardia, sul futuro Sindaco di Milano, sondaggio non scientifico, ma comunque Bossi arriva primo, la Moratti seconda, il centrosinistra terzo, Sgarbi quarto. Per il centrosinistra ovviamente i redattori non potevano mettere un nome di candidato, perché non c'è e perché probabilmente sceglieremo un nome con il metodo delle primarie, e quindi il prodotto senza nome del centrosinistra non piace e non attira. Ma il punto è che gli avversari un nome ce lo hanno già ed è il Sindaco, e in più arriva roboante anche il nome di Bossi, fresco di successo elettorale; cioè nel centrodestra la leadership, appare più naturale, come evoluzione di un percorso, così come sono state percepite le candidature di Cota e Zaia, o anche a sinistra, quella di Vendola. Da noi non è così, abbiamo passato tre segretari in un anno a Roma, e ora su Bersani, che non è stato quello per cui ho votato io, si apre un processo secondo me controproducente. La critica è giusta, ma passare il tempo ad ammazzarci tra di noi non porta a nulla, ai cittadini non interessa chi di noi tira il carro, ma cosa dice, cosa propone, quali sono le sue priorità, bisogna scrivere tesi diverse da quelle del segretario, se non si è d'accordo, discuterle nelle sedi opportune, direzioni, assemblee etc, e poi una volta stabilita una linea di maggioranza, lavorare per la ditta.

Quarto punto, otto milioni di persone, tra il 2008 e il 2010 hanno deciso di stare a casa e di non votare, questo riguarda in principal modo i due grandi partiti, 5 milioni in meno Pdl e 4,5 il Pd, e mentre il Pd cede parte dei suoi voti all’IDV il Pdl li cede all’astensione e in piccola parte alla Lega. (Fonte SWG pubblicato da Affaritaliani.it). Oggi nelle 13 regioni in cui si è votato il Pdl vale il 26,8 dei consensi e il PD il 26,1, nel 2005 era 34,1 l’alleanza di Ds e Margherita e 30,9 il Pdl. Aumentano le ali, Lega da 5,7 a 12,3 e Idv da 1,4 a 7%. Noi abbiamo perso in un anno 1,1 milioni di elettori.
Evidentemente stiamo perdendo attrattiva, capacità di narrare un futuro diverso, e autorevolezza.

Riflessioni: basterebbe una scossa di vita, una forte impronta di squadra, un lavoro umile di ricostruzione di profilo su alcuni temi classici, come fisco, immigrazione, sicurezza, lavoro, e poi tante suole bucate a calcare la strada, i mercati, le fabbriche chiuse o in crisi, gli asili in difficoltà, i parchi.

Nessuno è invincibile, nessuno è immortale, e le persone, i cittadini, gli elettori, percepiscono molto di questi tempi, la vicinanza o la lontananza dei politici dai loro problemi reali, apprezzano il linguaggio semplice e vero, la sobrietà dei comportamenti e la trasparenza.  Sono molto più mobili di quello che noi pensiamo, cambiano voto con estrema facilità oppure non vanno a votare. Noi abbiamo ancora davanti a noi quei 4,5 milioni di persone che non ci hanno rivotato; ma non ritorneranno da noi solo per grazia ricevuta o perché con noi condividono antifascismo e costituzione, torneranno se piaceremo a loro, se sapremo leggere i loro bisogni e raccontargli l futuro possibile che vogliamo, altrimenti possiamo rimanere all’opposizione per altri 20 anni.

Emanuele Fiano
fiano_e@camera.it

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