Bossi rischia di fare Casini in Puglia e Calabria

Venerdì, 22 gennaio 2010 - 11:01:00


Passano rapidi gli uomini di tutti i partiti che sono più impegnati direttamente nelle campagne elettorali regionali, attraversano il Transatlantico quasi correndo. In Puglia fervono i preparativi per le primarie del Pd, e il mio amico Francesco Boccia sfida per la seconda volta Niki Vendola, attuale governatore, in una sfida difficile, Vendola parte favorito, ma se dovesse vincere le primarie si restringerebbe subito l’alleanza che invece sosterrebbe Boccia.

Se infatti Boccia vincesse, allora in Puglia l’alleanza con l’Udc sarebbe cosa fatta. Questo è il piano, e non c’è dubbio che è una strategia coerente con quanto asserito da Bersani durante il congresso del Pd, e cioè che il Pd doveva allargarsi verso il centro, verso l’Udc, per mettere insieme tutte le forze convinte che l’idea di paese che ha in mente Berlusconi non sia quella giusta. Ma questa strategia in Puglia, passa obbligatoriamente attraverso la volontà di Vendola, non gradito all’Udc, di non farsi da parte. E’ per questo che si è arrivati alle primarie, con il rischio che Boccia, che è assolutamente ingiusto considerare un catapultato, visto che è pugliese di nascita e anche per esperienza politica amministrativa, divenga però l’agnello sacrificale di un disegno politico giusto nella teoria, ma che non si realizza nella pratica. Se io fossi in Puglia, voterei Boccia senza dubbio, e mi auguro che siano in molti a pensarla come me, ma non per disistima nei confronti di Vendola, ma per la coscienza di un bisogno di allargamento del fronte.

Certo, ho difficoltà a capire come mai il nostro supposto alleato di queste regionali, e cioè Casini,  scelga tranquillamente di allearsi con la Pdl in alcune situazioni come quella Laziale; o meglio, posso capire il loro non gradimento per la candidatura della Bonino, ma lo spostarsi subito sulla Pdl non mi piace, non fa capire agli elettori la coerenza di una linea. Capisco invece la scelta in alcune situazioni di andare da soli, come forse in Lombardia, ed è più coerente.

Anche nella Pdl, comunque, le tracce di nervosismo sono cospicue; lo vedi nei capannelli che si formano alla Camera, specie in quelli che coinvolgono deputati dell’Udc e della Pdl insieme. In uno si commentano le parole di Bossi, che ha appena mandato Casini a quel paese, perlomeno dal Po in su, il suo reame. E siccome Casini è uno che non se le fa mandare a dire, nella Pdl si temono le ripercussioni di questo ostracismo padano verso il partito di Cesa, su altre regioni del Sud, dove il loro voto può essere decisivo, Puglia e Calabria per prime.

E nel meridione, dove più forte è il radicamento degli ex alleanza nazionale, questo strapotere dell’alleato pedemontano, fa molta rabbia, e accentua la frizione tra Fini e Berlusconi. Tracce di tregua tra i due forse si intuiscono nel rinvio che il provvedimento sul cosiddetto “processo breve” approvato al Senato (forse sarebbe meglio chiamarlo bloccaprocessisopratuttoquellidiberlusconi...) ha subito alla Camera, dove verrà rinviato a dopo le regionali, che evidentemente serviranno anche per un sondaggio interno alle coalizioni sulla fora delle rispettive componenti.

La Lega se vince in Piemonte e Veneto ha fatto Bingo, Fini se vincono Scoppelliti in Calabria e Polverini in Lazio idem, il Pd deve tenere nelle sue roccaforti Emilia, Toscana, Umbria, Marche e Basilicata, mantenere Piemonte e Liguria, e se riesce a vincere in una regione del Sud o nel Lazio, cioè a vincere in 8 regioni su 13 che vanno al voto, allora vuol dire che ha fermato l’avanzata della Pdl e della Lega e che si acuiranno le tensioni a destra. Se va oltre le 8 regioni è un trionfo.

Un quadro complesso, ma in movimento, dove nessuno può stare fermo ad aspettare che i risultati cadano dall’albero; sarà per questo che il transatlantico sembra un formicaio in piena attività, con alleanze che si formano e si disfano a distanza di pochi metri o di pochi divani, e numerosi deputati che al telefono si innervosiscono per la composizione delle liste elettorali che non è quella che avevano pattuito...
La mattina di giovedì chiamo un taxi da casa, mi rispondono che Padania 54 arriverà in 5 minuti; sobbalzo sulla sedia : il Senatur è arrivato fin qua? Fino al centro di Roma? No, ero io che avevo sentito male, era Catania 54; la politica è in movimento, ma ancora non fino a questo punto.

Emanuele Fiano
fiano_e@camera.it

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