La sua nudità nera...

Lunedì, 21 giugno 2010 - 08:17:00

Emanuele Fiano
Emanuele Fiano

Puzza terribilmente, ma poi, mi riempie il cuore.

E’ nero, nero profondo, color petrolio, giovane, africano, rintontito, non se dal sonno o altro. Occupa il mio posto prenotato in treno; gli chiedo il posto e sulle prime non capisce, poi si sposta. Cambia posto, fino a Bologna non succede niente, prima di Firenze i poliziotti di ronda, gli chiedono di spostarsi, lui non capisce, credo, gli chiedono dove va, non capisce, credo, gli chiedono il passaporto, non capisce, credo, gli chiedono di alzarsi, non capisce, credo, poi lo prendono con la forza, ma senza violenza alcuna, lo portano nel passaggio tra i vagoni; mentre lo portano, vedo che gli cadono i pantaloni, jeans sporchi, non ha cintura, si vede il sedere, la sua nudità nera mi ricorda guerre e violenze, mi sembra umiliato ma il volto non lo è, comunque non per colpa degli agenti che svolgono il loro compito con educazione e sensibilità; con una mano si tiene i pantaloni e nell’altra tiene il suo bagaglio, un sacchetto del super con dentro qualcosa. Ora lo piantonano, nel passaggio, in due; poi lui mormora che sta andando a Foggia, e loro gli comunicano che ha sbagliato treno. La porta automatica si chiude.

Sento già il fruscio della penna sul foglio, dei lettori che stanno preparando le loro argute mail contro il buonismo mio e dei comunisti che ci hanno riempito “la nostra Italia” di queste merde nere, sento il fiato sul collo di chi mi scriverò che non perdo occasione per non parlare di niente e che invece dovrei restituire lo stipendio ogni mese, sento i miei amici riformisti più di me che si preparano a dire che con questo sentimentalismo la sinistra non vincerà mai. No, non sono buonista, un paese va governato con leggi, chi non le rispetta va giudicato; un paese non può tollerare clandestini a gogo’, questo è certo, ma mi domando quale sia la sua storia, da dove venga o da dove fugga, che strada avrà fatto, con che mezzi, dove siano e chi siano i suoi genitori o fratelli sorelle, amici, mi domando se abbia amici, mi domando se ami se abbia mai amato, mi domando se mangi, quanto, quando, come; mi domando perché sia qui, chi l’abbia consigliato, chi l’abbia magari truffato o illuso, mi domando cosa pensi, cosa speri, se speri, se abbia cognizione di se, del suo futuro. Ad accompagnarlo due agenti giovani, accento del sud, atletici, in attesa della fermata di Firenze, mi metto anch’io nel passaggio davanti all’uscita e ascolto i loro discorsi di ragazzi. Turni, ferie, colleghi trasferiti, colleghi fortunati, voli low costo a 19 euro per tornare a casa, le rate trasferite direttamente  sulla carta di credito, tutto a rate, uno di loro ha la fede al dito, l’altro no. Mi occupo molto di loro in quest’ultimo periodo, dei loro contratti sospesi, dei loro scatti congelati, della loro specificità cancellata, dei 770 milioni che erano destinati alle loro progressioni, non utilizzati, e che potrebbero risparire nella manovra. Guadagneranno circa 1200 euro, non sanno forse che per i prossimi tre anni rimangono quelli. Ma non sto lavorando ora, cerco di pensare anche alle loro storie, a chi hanno lasciato a casa, se in casa la loro ammissione al corso sia stata una festa, se il loro trasferimento al nord pure, se abbiano figli, se la sera quando rientrano a casa raccontino ai figli del lavoro, e magari oggi di questo ragazzo nero.

Il paesaggio cambia, sono partito presto da Milano, prima di partire ho visto afa e viaggiatori nervosi, incidenti di macchina e poliziotti sbadiglianti; ultimo giorno di scuola per i miei figli, già nervosi per i compiti. Ora il paesaggio verso Siena è collinoso, dolce, le case sono color creta chiara e i tetti di cotto, il sole sembra fatto per questi luoghi, sembra interno al colore delle pietre. Non so dove sia adesso il ragazzo nero, ne so cosa faranno stasera i due agenti giovani, lontano da casa e con le rate sul collo, ma so di non essere una macchina e mentre organizzo cosa dire al convegno sul ddl intercettazioni promosso da un sindacato di polizia, cerco di non staccarmi mai dal pensiero della vita normale delle persone, nere o bianche. Per questo bisognerebbe fare buona politica, non per altro.

Emanuele Fiano
fiano_e@camera.it

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