"Crisi? Napolitano non vuole elezioni anticipate"
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Io credo che altrettanto imprevista, perlomeno nella forza, e densa di conseguenze sia stata l'uscita di ieri a pranzo della proposta di Fini a Berlusconi di costituire gruppi autonomi in Parlamento; anche lì subito una nube nera e densa si è creata ed ha offuscato i buoni risultati del PDL alle regionali, ma in questo caso chi rischia di rimanere a casa, non sono migliaia di passeggeri, ma solo qualche decina di parlamentari, che, ove rispondessero al richiamo di Fini alla casa madre di una nuova A.N., verrebbero considerati traditori dal resto della compagnia e come tali ineleggibili in una prossima occasione. Perlomeno nel PDL...
Perché Fini avanza questa proposta così forte a Berlusconi? Ma intanto per una questione di orgoglio personale probabilmente; essere non più considerato come un socio di controllo del partito, non deve essere piacevole. Poi perché egli si sente parte integrante di un progetto che oggi vede unicamente condotto dalla Lega, e in una direzione che drena voti alla Pdl e all'elettorato tradizionalmente degli ex AN. E quindi propone al Cav. di istituzionalizzare le correnti e le componenti, federando il centrodestra, per avere lui maggior spazio di manovra; poi secondo me anche per ragioni più prosaiche, nel senso che il partito si deve strutturare, deve nominare dirigenti interni, il governo forse affronterà un rimpasto, e partire per una serie di trattative su nomi e postazioni avendo in mano alcuni strumenti di ricatto politico, come la riarticolazione del partito, è tatticamente meglio. Poi infine, anche perché si sta discutendo nel PDL delle proposte sulla riforma istituzionale, e Fini vuole arginare, forse diversamente da quello che pensava un tempo, la china presidenzial/autoritaria che Berlusconi pare intenzionato a dargli, con elezione diretta di un Presidente factotum, con conferma di sistema elettorale porcata, cioè con designazione dei parlamentari e senza preferenze, con voto nello stesso giorno, per puntare ad una omogeneità di risultato tra Presidente e Parlamento, al contrario di quanto succede per esempio negli USA, etc. etc. Onestamente no so quale di queste ipotesi prevalga o se ve ne siano altre, so per certo che Fini ha visto di fronte a se un vicolo cieco, di subalternità politica, e ha deciso di rompere il tavolo. Per il coraggio chapeau, per il risultato vedremo.
Ma si arriverà ad una crisi? Ad elezioni anticipate? Non credo onestamente, anche perché il potere di chiudere le Camere spetta a Napolitano, e qualora effettivamente il governo perdesse la maggioranza, dal Colle si studierebbero tutte le strade possibili per verificare la consistenza di maggioranze alternative in Parlamento e li la politica creativa potrebbe produrre miracoli. Mentre scrivo in Transatlantico, davanti a me Flavia Perina, direttore del "Secolo d'Italia", finiana di ferro, conversa, oppure viene intervistata, non so, da Renato Farina deputato berlusconiano doc, opinionista di “Libero”. Il Transatlantico è vuoto, a parte noi; loro due, mi domando, staranno ancora a lungo nello stesso partito? L'ex popolo dell'MSI, confluito e mescolatosi con altre componenti in Alleanza Nazionale, rimarrà ancora a lungo con il popolo padano che vuole le banche, o con la corte del Re di Arcore che vuole una repubblica presidenziale, con pochi controlli e molto consenso mediatico? La risposta alla prossima puntata.
Ma anche noi abbiamo i nostri problemi, nei giorni scorsi autorevoli esponenti della componente ex popolare del Pd, hanno parlato di scissione nel corso di una riunione, lamentando un partito che pencola verso un'identità di sinistra quasi dimentico delle varie anime che lo hanno costituito. Altri, nell'area di Franceschini chiedono a Bersani una guida più condivisa, altri ancora, come Andrea Orlando, finalmente mettono i piedi nel piatto di proposte organiche per la riforma della giustizia, senza toccare la costituzione e che per una volta prescindono dalle vicende di Berlusconi. Il metodo della pubblicazione di quelle proposte è stato molto criticato, ma è il merito che bisognerebbe invece discutere, perchè il nostro elettorato ha necessità di sapere cosa noi pensiamo dei vari argomenti, non solo se siamo contro berlusconi e contro le sue idee. E' il merito di cui dobbiamo occuparci, basta con diatribe sulla nostra organizzazione, o infinite procedure di scelta di questa o quella carica interna. Per questo, credo io, la proposta formulata da autorevole fonte, e cioè Romano Prodi, di affidare la direzione del Partito ai 20 segretari regionali coordinati da un segretario nazionale, è apparsa ai più, per nulla rispondente al tipo di difficoltà che attraversa il partito, e alle domande che ci vengono fatte quotidianamente, ed è caduta nel vuoto. L'Italia chiede di sapere cosa pensiamo, non come si chiami il nostro segretario, o di quanti membri è la nostra direzione. Un po' forse come Fini che vede un Pdl con encefalogramma piatto oppure troppo verde a volte, e vorrebbe dare una scossa. Ci riuscirà o rimarrà scottato ?
Emanuele Fiano
fiano_e@camera.it



Commenti
Silvio Berlusconi è morto
Ma è solo un'opera d'arte...
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