Chissà dove ci porterà Bersani... Speriamo non ad un inciucio, ma al dialogo sì

Giovedì, 24 dicembre 2009 - 11:30:00

Marzo è il mese di Genchi, il perito che per le Procure di mezza Italia ha ricostruito centinaia di migliaia di incroci telefonici, lo ascoltiamo per ore al Comitato di controllo dei servizi di sicurezza, non posso raccontare nulla, ma ne traggo una fotografia del Paese. Aprile è il mese della lettera di Veronica già in Berlusconi, del suo chiedere aiuto per il marito malato, e delle parole che riguardano Noemi Letizia, diciottenne da Casoria alla cui festa partecipa il Premier. Lo stesso partecipa anche ad una celebrazione ad Onna per il 25 Aprile, nei luoghi appena straziati dal terremoto. Maggio è anche il mese in cui con il voto della Camera si istituiscono le ronde. Non mi sembra che abbiano fatto molto successo. Ne hanno anche tolto il finanziamento.

Giugno elezioni, il PD non smobilita, 26 per cento, non un successo, non l’estinzione, in Lombardia siamo spianati. Il gossip su Berlusconi impazza, ma io non sono appassionato, piuttosto trovo incredibile che un premier non risponda a specifiche domande della stampa. In un altro paese, sarebbe andata diversamente. Parte il Congresso PD, io mi schiero con Franceschini. Il percorso finirà a Ottobre con l’elezione di Bersani segretario. Nel frattempo è cresciuta moltissimo la fronda finiana, che si è esplicitata nelle proposte di legge sulla cittadinanza, e sul diritto di voto, e in continue polemiche e puntualizzazioni. Nel corso di tutto l’anno, la crisi ha contrassegnato la vita di moltissimi italiani, e le fabbriche occupate, i tetti e le manifestazioni hanno contrassegnato questa crisi violenta. La politica invece appare troppo spesso interessata solo a se stessa.

Il Generale inverno ci porta neve, ma purtroppo anche l’aggressione a Berlusconi, da parte di uno squilibrato. Il Pdl con Cicchitto tenta l’accusa di mandanti morali a tutta la sinistra e a molta stampa. Ma nel Paese non mi pare faccia presa. (Con Feltri e Belpietro sì!).

La tensione è a mille, e le bombe della Bocconi e di Gradisca non rasserenano. Poi dopo lo spavento e la tensione, forse proprio il gesto di Bersani, riapre una porticina. Chissà dove ci porterà, speriamo non ad un inciucio, ma al dialogo sì. Dialogare su ciò che serve per il Paese è un obbligo, per rispondere a chi pensa ad altre soluzioni, per rispondere a chi pensa che servano leggi per una persona sola. Noi pensiamo al Paese, senza se e senza ma. Auguri.

Emanuele Fiano
fiano_e@camera.it

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