I funerali del Partito Democratico

Venerdì, 11 settembre 2009 - 12:03:00


Emanuele Fiano
Emanuele Fiano

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Il Parco Sempione a Milano ha un viale intitolato a Giorgio Byron, un viale non asfaltato, come tutto all’interno del Parco. Le decine di macchine che arrivano a depositare anziani signori e signore presso l’ingresso dell’Arena, sollevano polveroni irrespirabili in un pomeriggio di settembre caldo come non se ne vedevano da anni. 2.000, 3.000 persone forse di più si accalcano sotto il palco nero innalzato in fretta. La bara di Teresa Strada è depositata proprio all’ingresso del salone d’onore dell’Arena, dove quando ero consigliere comunale celebravo i matrimoni. Molte lacrime e facce commosse. Qualche cronista commenta che li c’è molto del popolo della sinistra che è deluso dal Pd e dalla politica in generale. Ma i discorsi in memoria si concentrano sul messaggio che viene dal lavoro che Teresa faceva; amare il vicino, costruire la pace.

Sullo sfondo nero, si succedono volti noti e voci teatrali; Moni Ovadia, i Modena City Ramblers, Nico Colonna. Maso Notarianni, che di Teresa era il genero, andava a scuola alle medie con mia moglie; legge messaggi di Napolitano, Montezemolo, la Fiom e l’Ambasciatore dell'Afganistan. Anch’io mi commuovo, ho la lacrima facile. Sono incline alla melanconia in alcuni momenti. Mentre mi commuovo a sentire i racconti degli ultimi suoi giorni di vita, penso alle persone che ho vicino nella mia vita e che stanno soffrendo per mali incurabili. Non avranno ne feste ne concerti, ma dolore più solitario e discreto. Ho partecipato a molti funerali di personaggi cari alla sinistra; partigiani, intellettuali, politici.

C’è sempre stata molta commozione a sinistra per persone che se andavano e che segnavano un pezzettino di storia che si affievoliva. C’è come una sensazione che certi personaggi non nascano più. Invece non è così, la storia ripresenta sempre la possibilità per qualcuno di essere leader, di segnare un’epoca, di immaginare il futuro, di guidare una comunità o un popolo. Guardate cosa succede negli Stati Uniti con Obama, certo non succede tutti i giorni, certo non è detto che avrà successo, ma c’è sempre un futuro e qualcuno che può immaginarlo. Il sole sorge ogni giorno, come dice sempre mio padre, uomo di straordinaria forza, sopravvissuto ad Auschwitz ed ai nazisti. Siamo noi, anche noi democratici, che dobbiamo lasciar perdere le tonnellate di stupidate che ogni giorno vengono dette, siamo noi che dobbiamo occupare il minor tempo possibile della nostra vita a seguire le contorsioni del premier alle prese con un lento, magari lentissimo declino, capace solo di regalare battute da bar ad un popolo che non è certo del proprio futuro.

Siamo noi che abbiamo in mano il nostro futuro, siamo noi, solo noi che possiamo riconquistare la fiducia di chi non guarda più a noi come ad un’alternativa possibile, siamo noi che dobbiamo occuparci di spiegare che le ronde padane non risolveranno il problema della solitudine nella nostra società, e che il respingimento dei barconi pieni di disperati non risolverà la necessità di finanziare l’integrazione di chi ha diritto ad integrarsi nella nostra società, e che infine finché questo paese non ricomincerà a pensare allo sviluppo, ma solo ad aiutare le persone, quando succede, nell’emergenza e nella straordinarietà, questo paese sarà condannato a rimanere indietro. Non lo faccio apposta, ma i dati diffusi ieri, dicono che l’Italia ha perso 6 punti di PIL nell’ultimo trimestre, mentre Francia e Germania hanno visto ricomparire il segno più.

Pericolosa propaganda comunista? No dati di fatto. Il nostro Paese scivola mentre la escort D’Addario spopola a Venezia e il premier sorride. E io vorrei che il Centrosinistra non celebrasse solo funerali ma anche vittorie. Domani andrò al funerale di Mike Bongiorno, da bambino il Rischiatutto era un appuntamento fisso, poi è venuto Fiorello e la sua autoironia. Ho visto su internet il suo colloquio con Fazio nel quale raccontava dei 6 mesi passati ad aspettare una telefonata di Silvio da Arcore e poi del minestrone condiviso con Berlusconi nella sala della villa, con intorno nessuno e con il Premier che lamentava il suo sentirsi attaccato da tutti. L’ho sentito parlare del suo dispiacere di essere stato trattato come una scarpa vecchia da Mediaset, e della sua sensazione che il premier fosse un uomo solo. E’ possibile, ma io sono più preoccupato del fatto che troppi italiani sono sempre più soli la sera, e che troppi pochi tra noi ci pensano. Ciao Mike, allegria, allegria.

Emanuele Fiano
fiano_e@camera.it

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