L'analisi che fa tremare i Democratici: "Abbiamo fallito ed è colpa di tutti"

Lunedì, 17 maggio 2010 - 08:30:00


Emanuele Fiano

A Cortona si sta bene; stradine strette e piazze in discesa, atmosfera medioevale e ottima cucina. La cartolaia vicino alla sala del convento dove ci riuniamo, mi regala la penna insieme al blocco che compro per prendere appunti, amo prendere appunti degli interventi che mi piacciono per la loro capacità di cogliere il tempo che viviamo, o per l’abilità a tratteggiare scenari futuri. A Cortona va in scena una tre giorni di studio di Area Democratica, una delle correnti organizzate del PD che nasce con il congresso, quando Bersani, Franceschini e Marino si sono contesi la segreteria. Area Dem è quella di Franceschini, Fassino e Veltroni. In particolare con le relazioni di tre analisti dei flussi elettorali; per esempio Prof. D’Alimonte http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&doc=509 studiamo il risultato, cattivo, delle regionali. 

Gli studiosi si soffermano molto sul risultato della Lega nel tempo, sulla coincidenza di questo risultato con l’acuirsi della crisi economica. Sulla nostra discesa fortissima e sul risultato anch’esso in discesa del Pdl. Ma oltre gli studiosi, ci sono i leader; Franceschini, Marini, Castagnetti, Fioroni, si soffermano sulla loro insoddisfazione per la linea del partito, fanno più o meno trasparire rischi di scissione. Certo fa impressione, che mentre noi ci riuniamo, l’Europa rischi la bancarotta e noi ci riuniamo per parlare di partito. Ma sarebbe un errore pensare che abbiamo lavorato per parlare di noi, del nostro intestino, del nostro ombelico. No, abbiamo parlato del paese, dell’Europa, abbiamo fatto quello che quasi mai si fa in politica, ormai, ci siamo fermati a riflettere, ad analizzare i nostri errori, le nostre mancanze e ritardi.

Franceschini

A prospettare nuove ipotesi. Certo non sono mancate le critiche alla gestione del partito, ma non è stato questo il cuore del dibattito, prendete Franceschini: “Purtroppo, ancora una volta la destra è apparsa più veloce e flessibile nel rispondere al cambio di fase. Era già accaduto negli anni Ottanta e Novanta, quando il pensiero neo-conservatore e ultraliberista, fondato sul mito di una crescita infinita finanziata dal debito, ha dominato quella stagione, segnata dal predominio dell’economia sulla politica, dalla competizione sui mercati sempre più aggressiva, fino a travolgere limiti e regole. Sono stati, non a caso anche nel linguaggio, gli anni della deregulation. La destra, dobbiamo riconoscerlo, ha saputo leggere e interpretare meglio di noi quella fase della modernità. Ha messo in campo un modello culturale che in un tempo postideologico, segnato dalla crisi dei grandi soggetti collettivi a forte identità, come partiti e sindacati, ha puntato tutto sulla dimensione individuale, a scapito della coesione sociale e della solidarietà. “ Non mi pare un commento contro Bersani, mi pare un contributo di analisi (il resto degli interventi su http://www.areadem.info/adon.pl?act=doc&doc=40).

Prendete Castagnetti, molto critico, ma che dice: “ nonostante il nostro sforzo di proporre riforme istituzionali, Berlusconi e il Berlusconismo sono un modo di intendere le istituzioni, che non permette dialogo “ “io credo che l’attuale gruppo dirigente del PD non sia all’altezza del passaggio” “all’esterno la spaccatura interna al PD, viene concepita unicamente come anacronistica, inconcepibile” “allora noi dobbiamo offrire a Bersani il disarmo delle divisioni, delle correnti, la maggioranza dirà di no ?, allora sarà chiaro di chi è la responsabilità; non propongo il disarmo delle idee che ci hanno diviso al congresso, ma il disarmo dell’organizzazione di queste aree, io  amerei invece un campo aperto che  permetta di parlarci”.

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