Belvedere/ Giulio Iacchetti al Triennale Design Museum: senza disobbedienza non si fa innovazione...

Sabato, 6 giugno 2009 - 10:11:00

di Francesco Massoni

 

‘L’obbedienza non è più una virtù’, scriveva Don Milani, constatando le storture di un mondo irregimentato. Da allora, è trascorso quasi mezzo secolo ma, a quanto pare, il messaggio del prete di Barbiana è rimasto inascoltato, se è vero che il conformismo dilaga anche in tempi in cui si avverte l’urgenza di un cambiamento. Neppure il mondo del design è esente da questa rinuncia all’esercizio di una coscienza critica nei confronti dell’esistente. Lo stile e le mode imperversano, riducendo i margini di libertà progettuale. Eppure, anche qui è possibile trovare delle eccezioni, straordinarie eccezioni. È il caso di Giulio Iacchetti, cui il Triennale Design Museum di Milano, in collaborazione con Mini, dedica una mostra curata da Silvia Picchi e allestita su progetto di Matteo Ragni.

 


Rivista bimestrale a cura di Pietro Corraini. Corraini Edizioni. Illustrazioni di Maurizio Prina, 2009
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A cominciare dal titolo, ‘Oggetti disobbedienti’, l’esposizione, piccola sotto il profilo dell’estensione spaziale ma grande e densa di significato in quanto a carica ideale, dichiara il suo taglio ‘politico’ (nel senso più nobile del termine). Dal vessillo pacifista (‘Flag Plaid’) che garrisce al vento e accoglie i visitatori, passando per la ‘Flexible Bench’ (panchina-rifugio per vagabondi) e il ‘Vespa Table’ (tavolino realizzato con materiali di riciclo, il cui sostegno è costituito da una pila di libri di Bruno Vespa), fino alla vaschetta per ghiaccio ‘Lingotto’ e al tagliere per briciole di pane ‘Pollicino’ (oggetti che invitano a riflettere sulla carenza di risorse idriche e alimentari), per giungere a uno dei tanti progetti corali promossi dall’autore, ‘Design alla Coop’, scopriamo che la ‘disobbedienza’ del designer è caratterizzata da una natura ironica, “radicale ma non snobistica, e consapevole di come – nell’impossibilità di cambiare il mondo con un oggetto o di inventare nuovi linguaggi – sia necessario e urgente dotarsi quanto meno di nuovi alfabeti”, osserva Silvana Annicchiarico, direttore del museo. E il ‘Clay Font’, alfabeto di argilla ricavato dal mattone forato ne attesta la volontà.

 


Giulio Iacchetti (foto di Ramak Fazel e Studio Iacchetti)
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“Avrei potuto esporre i miei progetti più ‘consueti’, ma ho scelto deliberatamente di non farlo perché desideravo lanciare un messaggio ben preciso: senza disobbedienza non si fa innovazione”, ci spiega Giulio Iacchetti, dimostrandoci che, per fare design, non basta la creatività ma occorre anche possedere quella che un tempo si usava chiamare ‘idealità’.

 

‘Giulio Iacchetti. Oggetti disobbedienti’

Mini & Triennale Creative Set - Triennale Design Museum,

viale Alemagna 6, Milano.

Dal 29 maggio al 28 giugno 2009

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