Belvedere/ Milano rende omaggio a Tomás Maldonado, il designer amico dell'ambiente

Martedì, 3 marzo 2009 - 10:30:00

di Francesco Massoni

Tomás Maldonado, chi è e che ruolo ha svolto nell’evoluzione della cultura del progetto? Nato nel 1922 a Buenos Aires, ha studiato all’Accademia di Belle Arti, partecipando al movimento d’arte concreta. Dal 1954, si è trasferito in Europa, dove ha saputo distinguersi per la sua intensa attività di progettista, teorico e docente di disegno industriale. Rettore, dal 1964 al 1966, della celebre Hochschule für Gestaltung di Ulm, direttore della rivista d’architettura ‘Casabella’, dal 1977 a 1981, promotore nel 1994 del corso di laurea in Disegno industriale presso il Politecnico di Milano, di cui è professore emerito, insignito nel 1998 della Medaglia d’Oro del Presidente della Repubblica italiana per meriti scientifici e culturali, Maldonado negli anni Sessanta ha lavorato anche al fianco di Ettore Sottsass per la società Olivetti ed ha contribuito a forgiare la ‘corporate image’ del Gruppo La Rinascente. Ma soprattutto, è stato autore di saggi di grande rilievo per tutti coloro che si occupano di comunicazione e design, tra questi: ‘La speranza Progettuale’ (1970), ‘Il futuro della modernità’ (1987), ‘Cultura, democrazia, ambiente’ (1990), ‘Memoria e Conoscenza. Sulle sorti del sapere nella prospettiva digitale’ (2005).


Apparecchio elettromedicale, progetto di Tomás Maldonado
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“Alcuni dicono di lui che è un esponente ortodosso del razionalismo modernista novecentesco. Ma uno che parlava di visual culture negli anni ’50, di corporate image prima che inventassero il marketing, di ecologia prima che nascessero i movimenti verdi, ha ben poco di ortodosso, è piuttosto un eretico, un visionario, un precursore”, suggerisce Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale Design Museum e coordinatrice della mostra ‘Tomás Maldonado’, curata e allestita dallo Studio Cerri & Associati, che ci regala un ritratto di quest’uomo impegnato su molti fronti, un “uomo-mondo”, come lei lo definisce con una felice espressione.


Tomás Maldonado in visita alla mostra “This is tomorrow 2”, Londra (1956)
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A questo grande intellettuale che ha saputo trarsi in salvo dalle derive ideologiche del secolo scorso, usando gli strumenti di una ragione critica sempre vigile e di una creatività mai sopita, abbiamo chiesto se, a distanza di quarant’anni dall’uscita del suo bestseller epocale ‘La speranza progettuale’, cambierebbe qualcosa del suo libro o lo lascerebbe così com’era. “Mi sento come un vecchio lupo di mare”, ci ha risposto. “Allora, animati da grandi idealità, vivevamo nell’illusione di poter cambiare il mondo. Per primo in Italia, nel mio libro, ho affrontato il tema della questione ambientale. Nel tempo, questo stesso tema è diventato d’importanza cruciale, perciò va affrontato con urgenza in rapporto alla nostra cultura materiale. Dobbiamo rimettere in discussione la proliferazione di oggetti che ingombrano la nostra quotidianità e i nostri stili di vita. Basta con l’eccesso e il superfluo, c’è bisogno di un nuovo impegno progettuale”. In quanto, poi, al deterioramento civile e culturale cui assistiamo in Italia: “La speranza che ispirava l’opera era quella di cui parlava il filosofo tedesco Ernst Bloch, il ‘Prinzip Hoffnung’. Oggi, nell’era di ‘Google’, in cui, anziché pensare, si preferisce ‘googlare’, mi accontenterei di citare il ‘pensiero positivo’ di Jovanotti”.    

Tomás Maldonado
19 febbraio-5 aprile 2009
Triennale di Milano
Viale Alemagna 6, Milano
Orario martedì-domenica 10.30-20.30
giovedì 10.30-23.00
Ingresso: 8/6/5 euro

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