Volevano una guerra rivoluzionaria. Arrestati cinque militanti di estrema destra

Ce l'avevano con Alemanno, il presidente della comunità ebraica Pacifici, con Schifani e Fini, nonché con Bush e i cittadini rumeni. Così nei confronti di sedici appartenenti all'organizzazione estremista Militia sono state avviate le indagini di carabinieri e pool antiterrorismo della Procura, che hanno portato anche alla denuncia a piede libero di un sedicenne. LA GALLERY

Mercoledì, 14 dicembre 2011 - 09:47:04

 

Volevano “porre le basi di una guerra rivoluzionaria contrapponendosi alle Istituzioni preposte alla repressione, che non riconoscevano” i militanti di Militia, organizzazione di estremisti politici di destra.

Sono stati arrestati in cinque, su un totale di sedici indagati e di undici perquisizioni effettuate dai carabinieri del Ros. Tra i denunciati a piede libero anche un sedicenne, accusato di apologia del fascismo per aver predisposto un “documento-relazione dedicato ai giovani”.

A finire in manette sono stati il 26enne Stefano Schiavulli e il 54enne Maurizio Boccacci, leader del movimento. Gli altri arrestati sono Giuseppe Pieristé, Massimiliano De Simone e Daniele Gambetti.

L’indagine “Lima”, coordinata dal pool antiterrorismo della Procura nei confronti dei militanti, ha portato all’accertamento di responsabilità penali di vario genere: associazione per delinquere, violazione della legge Mancino – e quindi la diffusione di idee fondate sull'odio razziale ed etnico, oltre al reato associativo, all'apologia del fascismo, al deturpamento di cose altrui, al procurato allarme e alle minacce alle istituzioni e ai loro rappresentanti a cui vanno ricondotte le azioni contro la comunità ebraica romana e il suo presidente Riccardo Pacifici, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, il presidente del Senato Renato Schifani e il presidente della Camera Gianfranco Fini, nonché contro George Bush e i cittadini rumeni.

Due degli arrestati, in particolare, avrebbero agito “con il proposito di ricorrere alla violenza e di impiegare ordigni esplosivi per colpire gli obiettivi" ma nessun attentato di questo genere è stato poi realizzato. Gli indagati sono tra l'altro accusati, a vario titolo, di aver diffuso “idee fondate sull'odio razziale ed etnico”, sia attraverso la rivista bimestrale Insurrezione, sia “con striscioni, scritte murarie e manifesti, sia con riunioni e volantinaggio”.

Il reato di apologia del fascismo si sarebbe poi concretizzato attraverso una serie di iniziative finalizzate ad “esaltare principi, fatti e metodi del fascismo”: ancora una volta attraverso la rivista e le scritte, ma anche utilizzando la “Palestra popolare Primo Carnera”, a Roma, “per svolgere l'attività di proselitismo e di indottrinamento politico”. Una struttura, la palestra, “impiegata anche quale base logistica per effettuare le attività proprie dell'Organizzazione politica di stampo Nazional-Rivoluzionario, con finalità antidemocratiche proprie del disciolto partito fascista e antimperialiste, denominata Militia”. Gli indagati, secondo l'accusa, si sarebbero dati da fare per costituire “una struttura politica più ampia”, sempre proiettata a “esaltare la violenza quale metodo di lotta, per fini xenofobi e antidemocratici”, cercando “ulteriori seguaci” attraverso volantinaggio, “contatti in chat Skype e di persona” e “alleanze con altri gruppi, come Avanguardia Lazio”, fino ad organizzare per il 22 maggio 2010, sempre nella Palestra popolare, una Adunanza nazionale “alla quale avevano aderito non meno di 87 camerati”: riunione poi saltata a causa di un altro intervento del Ros.

Otto delle persone coinvolte, poi, sono accusate di aver dato vita ad una vera e propria associazione per delinquere finalizzata a compiere una serie di “azioni delittuose”: dai reati già indicati di apologia del fascismo e diffusione di idee fondate sull'odio razziale ed etnico, al deturpamento di cose altrui, alla ricettazione. Tutti gli episodi si sarebbero verificati a Roma nell'arco di un triennio, dal settembre 2008 “momento nel quale Militia esordiva nella capitale con una serie di azioni delittuose, xenofobe, antisemite, dirette contro rappresentanti delle Istituzioni e della comunità israelitica”, fino al settembre 2011.

 

 

 

 

 

 



 

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