Ultimatum di Cerroni: i debiti del Comune li pagheranno i cittadini
di Fabio Carosi
Il “vecchio”, il “monnezzaro più ricco di Roma e d'Italia”. E ancora: il tycon il cui impero non tramonta mai perché si estende dall'Europa all'Australia. Il potente Manlio Cerroni arriva silenzioso in Commissione Ambiente: è l'audizione preparatoria all'appuntamento della prossima settimana, quando al Consiglio regionale del Lazio si siederanno per essere ascoltati dalla commissione di Roberto Carlino, il sindaco Alemanno, la governatora “Renata” e il presidente della Provincia Zingaretti. 
Cerroni ascolta in silenzio la relazione del leader di Federlazio Ambiente, Bruno Landi. È una lezione di politica&rifiuti, un coctkail mix nel quale quello che fu presidente della Regione Lazio alla fine degli Anni '80 e che tra i primi mise mano alla monnezza, fa a nome di tutti i gestori delle discariche, cioè di quei privati che devono avere dai Comuni della regione qualcosa come 260 milioni di euro di pagamenti mai fatti e che sono additati come i primi responsabili delle difficoltà del settore che, in alcuni casi, diventano anche fallimenti. Landi è magnanimo e ricorda che la Regione può e deve far procedere spedito il nuovo Piano Rifiuti verso l'approvazione ma, in quanto ente che detta le regole, non può ignorare la responsabilità dei mancati pagamenti dei debiti delle amministrazioni locali. E poi incombe sempre lo sciopero delle discariche programmato per il prossimo 28 giugno.
Cerroni, che è molto meno magnanimo di Landi – almeno nella dialettica – per la vicenda del debito usa toni duri: “La Regione Lazio non può esimersi dalle sue responsabilità e verrà chiamata dai nostri avvocati a rispondere direttamente. Ma stiamo studiando – e qui il tono si fa durissimo – la possibilità di rivolgerci direttamente all'utenza per il pagamento del servizio che è stato effettuato”.
La traduzione fa venire i brividi. Stante la mole di debiti di Comuni e società ex municipalizzate che, nel caso di Roma ammonta per l'Ama a 120 milioni di euro e nel resto del Lazio a 260 ai quali si devono aggiungere i costi della chiusura ermetica di Malagrotta (capping), Cerroni è stufo di fare da società finanziaria alle amministrazione e sta studiando l'ipotesi di richiedere il pagamento direttamente ai cittadini. Un'iperbole, d'accordo, ma un'ipotesi che la dice lunga sullo stato dei rapporti tra il “vecchio” e la politica che, da una parte ha usato Malagrotta per risolvere la questione rifiuti al prezzo più basso d'Italia, e dall'altra non è riuscito a tenere in salute l'Ama, tanto quanto basta per pagare il servizio della discarica.
E a quei politici che paventano l'ultimatum di Cerroni come l'ennesima spinta a collocare la nuova discarica della città in un impianto ancora una volta suo, chiarisce: “Non c'è nessuna richiesta per smaltire l'indifferenziato a Testa di Cane. Anzi, un'autorizzazione del commissario straordinario del 2007, lo impedisce”.
Il resto è una lezione ai funzionari dell'assessorato all'Ambiente sul ciclo finanziario che tiene in piedi la “separazione nei cassonetti”: “La differenziata – dice ad alta voce – viene effettuata solo perché ci sono i contributi della Regione attraverso un fondo che viene alimentato direttamente dalle tasse ambientali che pagano i gestori (capitolo recupero ambientale)”. E se per caso il giovane colletto bianco prova a contraddirlo, Cerroni alza la voce: “Non lo insegni a me come funziona – grida – io sono tre secoli che sto qua”.
Oltre il colore, il piano elaborato dalla Giunta Polverini rimedia l'approvazione quasi unanime. Gli ambientalisti chiedono di stralciare il Piano di riserva, quello che in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, permetterebbe la deroga. Il prossimo passo saranno ancora audizioni, poi si andrà in Consiglio per l'approvazione. La speranza è che all'appuntamento con l'assemblea arrivi anche la nuova localizzazione della discarica di Roma.
Una curiosità. La località di Valcanneto sulla via Aurelia, a pochi passi da Malagrotta, ha un piccolo record di raccolta differenziata. Peccato che poi l'umido lo trasferisce a Brescia per il trattamento. Un esempio che la dice lunga sulla criticità dell'intera regione dove i pochi impianti generazione di energia dai rifiuti sono costretti ad importarla per non spegnere i forni.



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