Traffico, rifiuti, sanità e archeologia: a ciascuno il suo commissario
Traffico, sanità, rifiuti, Area Archeologica e Domus Aurea: a Roma diventa tutto un'emergenza che prende il posto della gestione ordinaria. La denuncia dell'ex assessore, direttore della Fondazione Valore Italia: “Tradito ogni principio eccezionale per gestire la normalità”. E sui rifiuti: “Al prefetto le scelte impopolari”
di Fabio Carosi
Traffico, Sanità, Rifiuti, Area archeologica centrale e Domus Aurea: “Questa città e questa Regione sono in mano ai commissari. Tanto vale concludere l'esperienza del governo ordinario e tornare al podestà o al governatore”. La denuncia viene da “destra”, precisamente da Umberto Croppi, ex assessore della Giunta Alemanno, intellettuale storico, ma anche cittadino e direttore generale della Fondazione Valore Italia.
Croppi, che non ha mai risparmiato critiche a destra e a sinistra, si è soffermato sulla moda che invade Roma e la regione, quella di nominare commissari ad acta e poi prorogarli sine die. E snocciola i problemi in cui la gestione ordinaria è stata sostituita “ad acta”: “Quella più scandalosa è la questione del traffico – denuncia Croppi – ormai la gestione del primo problema della città è affidata al commissariamento dal 2006 prima con Veltroni e ora con Alemanno che ha appena ricevuto, addirittura prima della scadenza, la proroga anche per il prossimo anno. Dopo sei anni consecutivi cosa è cambiato? Ma non ne voglio fare un problema di efficienza delle azioni, bensì di principio. A fronte dei problemi e delle azioni, il mandato è assolutamente ingiustificato, perché il principio al quale si ispira è quello di gestire un'eccezione e non la normalità. Di fatto il commissario ha un mandato specifico che giustifica la sospensione delle normali regole di gestione e tutti i sistemi di controllo”.

E Croppi elenca le competenze e le integrazioni in materia di traffico dove il commissariamento di fatto impedisce una coerente gestione organica. “Chi si occupa di traffico – dice – non può evitare di affrontare questioni come l'ambiente, l'innovazione, il piano parcheggi e la mobilità sostenibile, sino al trasporto pubblico”. Dunque il sindaco commissario, secondo la valutazione dell'ex assessore, siede al tavolo della Giunta discutendo come commissario temi affidati agli assessori da lui nominati. È evidente che la soluzione dei problemi diventa complessa, anche dal punto di vista istituzionale.
Dal traffico ai rifiuti, sempre di commissario si tratta. “Normalmente la politica è investita con competenze territoriali e municipali – spiega – invece ciò che si è perseguito è una deresponsabilizzazione degli enti e la ricerca di una discarica come unico interesse. Ora il povero Prefetto è entrato nel mondo dei rifiuti e dovrà prendere posizioni impopolari mentre il vero nodo è la qualità dei rifiuti che viene prodotta e un serio e concreto programma di raccolta differenziata”.
Sulla Sanità l'ex assessore glissa, mentre è sull'archeologia che non molla: “Tre anni fa il sistema che va dal Palatino a Ostia Antica è stato affidato a Roberto Cecchi come commissario. Ora Cecchi è anche sottosegretario e rimane il problema di sbloccare i diverbi tra Comune e Ministero e fare chiarezza sulle competenze. Dopo tre anni di attesa il commissario che doveva predisporre un nuovo sistema di governance dell'area archeologica non si giustifica più. E così saltando il sistema dei controlli nasce il controverso rapporto con l'imprenditore Della Valle per il restauro del Colosso”.
E conclude con la Domus Aurea: “Possibile che le decisioni devono essere in capo ad un commissario? Se continua così, la gestione ordinaria non ha più senso. Ma sì, rimettiamo i podestà o i governatori”.


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