Tbc: sette iscritti nel registro degli indagati
Proseguono a ritmo serrato le indagini per il chiarimento delle colpe del caso tubercolosi al Gemelli. Sei sono dipendenti del policlinico, mentre il settimo è il medico di base dell’infermiera che per prima ha contratto la malattia
Adesso l’attribuzione delle responsabilità nel caso del Policlinico Gemelli si avvia a una prima svolta: sono state infatti iscritte nel registro degli indagati sette persone, che si ritiene possano essere le responsabili della potenziale epidemia sfiorata nel reparto di maternità del nosocomio.
Di queste, sei sono impiegati della struttura sanitaria, mentre il settimo è il medico di base dell’infermiera che è poi divenuta “l’untore” dell’infezione, forse proprio a causa di una errata diagnosi della malattia della donna.
In particolare i sei indagati del Gemelli sono: il datore di lavoro, figura organizzativa-amministrativa preposta all'organizzazione dei controlli del personale medico infermieristico; due persone cui il datore di lavoro può delegare funzioni e in particolare la calendarizzazione dei controlli sulla salute del personale (uno di questi delegati è il responsabile di neonatologia); due medici competenti che avevano il compito di svolgere tali visite periodiche; il coordinatore dei due medici competenti.
Le indagini hanno evidenziato come pare che risalga al 2005 l'ultima visita di controllo alla quale l'infermiera venne sottoposta nell'ambito dei controlli perdiodici previsti dalla struttura sanitaria. In quell'occasione la donna venne trovata positiva al test e per questo fu stabilito che dovesse essere sottoposta ad accertamenti l'anno seguente.
Si ipotizzò che la positività dell'infermiera dipendesse dall'assunzione del vaccino per la Tbc. Il micobatterio avrebbe potuto essere rimasto latente per gli anni successivi, ma è anche possibile che la donna si sia ammalata in seguito.
Inoltre è risultato che prima di essere trasferita al reparto di neonatologia nel febbraio 2010, l'infermiera lavorasse a fisiopatologia polmonare, dove era ricoverato un paziente appunto malato di Tbc. Circostanza però non più verificabile.
Gli inquirenti quindi ora intendono capire, anche attraverso gli interrogatori degli indagati, per quale motivo la donna non sia stata sottoposta ai controlli peridioci sullo stato di salute per sei anni.
Dalla consulenza disposta dalla Procura di Roma ruslterebbe poi un collegamento tra il ceppo infettivo che ha colpito l'infermiera e quello riscontrato sull'unica bimba ammalata di tbc, nata nello scorso luglio al Policlinico Gemelli.
In ogni caso, il sistema di controllo delle visite obbligatorie del personale, secondo gli inquirenti è "fallace".
Per ora gli indagati sono fermi a sette, non essendo il direttore sanitario del nosocomio indagato.
Le accuse per gli iscritti nel registro sono per i reati di epidemia colposa e lesioni colpose.



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