Tagliente, a Tor Bella Monaca deve tornare la Polizia

Sabato, 4 settembre 2010 - 10:00:00

Francesco Tagliente

di Fabio Carosi

L'amore per la città, il no di Roma alle ronde. E poi la sicurezza negli stadi come una delle priorità per far tornare genitori e bimbi in passeggino a vedere lo sport. "Per questo contro i tifosi violenti sarà tolleranza zero, li troveremo uno ad uno ci volessero anche cinque anni". Alle 8,30 ha già fatto il primo check della giornata: la cara vecchia sala operativa, poi la "Mobile". La notte è ok, si riparte con i servizi programmati e le indagini in corso. Sorride soprattutto con gli occhi, Francesco Tagliente, dallo scorso 22 luglio nuovo questore di Roma. Una che la città la conosce come le sue tasche, tant'è che ha passato le vacanze tra via di San Vitale e tutti i commissariati: da Civitavecchia ad Anzio, sino a Colleferro, "dove ho incontrato tutti gli operatori per salutarli e per dirgli quali sono le strategie".

Già le strategie per affrontare microcriminalità e criminalità organizzata, delinquenza da strada e holding della malavita, pressioni della politica nazionale e locale. Chi si mette le stellette nella Capitale ha più oneri che onori, soprattutto in un momento storico in cui la sicurezza è una priorità costruita su realtà e percezione. A poco più di un mese dall'insediamento, Francesco Tagliente apre le porte della stanza dei bottoni della Questura di Roma per una chiacchierata-intervista in esclusiva per Affaritaliani.

Confessa off the record che Tor Bella Monaca è un quartiere dove prima del problema urbanistico lo Stato deve recuperare la sua presenza. E allora deve tornare il commissariato che invece è sulla Casilina e "senza neanche l'insegna" e prepara l'avvicendamento del dirigente per dare nuovo smalto all'azione e alla legalità.

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Signor questore, come sono andate le vacanze?

"Benissimo, perché abbiamo lavorato e abbiamo consentito a chi era in vacanza di farle in sicurezza".

Preferisce parlare di emergenze o di priorità?

"Io penso che noi non viviamo un momento di emergenza e quindi parliamo pure di priorità".

Allora vediamo subito le sue primissime azioni: gli interventi anti-prostituzione e la sicurezza stradale. Dietro c'è una strategia precisa?

"Diciamo che io ho maturato un'esperienza sul controllo del territorio che mi suggerisce di diversificare continuamente il dispositivo di controllo per adeguarlo alle esigenze che vengono monitorate e avvertite dagli operatori di polizia e dalle segnalazioni dei cittadini. In questo periodo riteniamo che il fenomeno della prostituzione su strada debba essere affrontato in maniera decisa perché i cittadini hanno bisogno di circolare in sicurezza e nel rispetto del decoro. Poi c'è la sicurezza stradale che stiamo affrontando con professionalità specifiche della Polstrada adottando dei sistemi di controllo che stanno dando risultati significativi".

Si riferisce ai controlli sul Gra?

"Sì scegliamo fasce orarie notturne e tratte del Gra sulle quali facciamo controlli sistematici su chi transita. Così abbiamo la certezza che nessuno può sfuggire".

Ci consenta una domanda "scomoda": uomini e mezzi tutto ok?

"Io non mi sono mai lamentato delle risorse, perché ogni organizzatore deve sapere razionalizzare le risorse disponibili per rispondere alle esigenze di difesa e di controllo del territorio".

Come è cambiata Roma da quando l'ha lasciata per andare a Firenze?

"Io ho lasciato la Questura di Roma nel giugno del 2000. Dopo dieci anni registro un significativo cambiamento, dieci anni per un tessuto sociale sono tanti. È cambiata l'abitudine soprattutto dei giovani che abusano di alcool con casi di ricoveri per intossicazione da abuso ma questo non è un fenomeno romano ma europeo. È cambiata la popolazione che frequenta la città, soprattutto con i nuovi insediamenti che vanno gestiti e controllati perciò è necessaria una rivisitazione del sistema di controllo per adeguarlo alle nuove esigenze".

Lei ha il vantaggio di conoscere questa città. Come la ritrovata?

"È una città sicura. I miei predecessori e la mia squadra ha fatto un lavoro importante. Tutte le forze dell'ordine hanno fatto un lavoro importante ma noi dobbiamo mantenere alta l'attenzione perché basta abbassare la guardia per rivivere momenti di preoccupazione. Siamo impegnati per assicurare la costante attenzione ai residenti, ai commercianti e al tessuto economico".

Proviamo un'altra domanda scomoda. Le va di parlare di Tor Bella Monaca. Che ne pensa dell'ipotesi di ricostruzione e vale ancora l'equazione periferia uguale microcriminalità?

"Preferisco non parlare di argomenti che hanno risvolti politici. Posso solo dire che per me la periferia rappresenta una priorità, tant'è che ho visitato tutti i commissariati cittadini, stringendo la mano a tutti gli operatori e argomentando le esigenze di controllo delle periferia. Non tutte le periferie richiedono una costante presenza, così siamo impegnati a macchia di leopardo, laddove si presentano i fenomeni".

Dottor Tagliente, una volta a Roma c'era la banda della Magliana, poi gli Spada e i Casamonica. Ora ci sono i rumeni ma anche le holding che gestiscono appalti, riciclaggi e il mercato della droga. Chi comanda a Roma?

"Noi siamo impegnati con una Squadra Mobile che può essere definita di eccellenza. Sto monitorando con loro i fenomeni che si stanno manifestando e posso dire che comunque la situazione è sotto controllo di Mobile, Carabinieri e Guardia di Finanza. Lavoriamo per evitare fenomeni di condizionamento ambientale.

E lavoriamo intensamente". È possibile che anche Roma ripeta l'esperienza delle ronde come al nord?

"Questo è un problema che va affrontato più in sede politica che tecnica. Roma ha risorse idonee a garantire la sicurezza della città e dei cittadini romani. C'è una norma inserita nel pacchetto sicurezza che disciplina la materia e che risponde perfettamente alle esigenze del territorio".

Ma ci sono richieste giunte alla Prefettura?

"La norma richiede costituzione di liste presso la Prefettura ma a Roma questo non si è manifestato".

Parliamo di sport. Una delle sue prime dichiarazioni è stata quella di voler riportare le famiglie allo stadio. Pensa di farcela?

"È un sogno che avevo a Firenze e si è trasformato in un progetto e in un obiettivo che è stato raggiunto e superato. Lì abbiamo portato famiglie e carrozzine. Nel tempo sono state costruite le condizioni ambientali e strutturali per farlo. A Roma? È possibile in tutte le realtà ma il fenomeno della violenza negli stadi richiede tempo e il coinvolgimento prima di tutto dei tifosi che rappresentano una risorsa da tutelare e alla quale garantire il diritto della sicurezza. Ok alla goliardia ma c'è un paletto da superare ed è quello penale sul quale non si media. E bene che tutti coloro che ritengono di voler manifestare con atti di violenza sappiano che non ci fermeremo finché non avremo assicurato alla giustizia gli autori degli atti. Siamo impegnati su un doppio binario: tutelare gli interessi e i diritti dei tifosi e contrastare con determinazione ogni forma di violenza. Col tempo questa strategia non può che riportare famiglie e bambini allo stadio".

Grazie signor Questore.

"Prego".

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