Storace scalda i muscoli: sarà l'anti-Alemanno a furor di popolo
Il leader de La Destra si prepara ad essere acclamato il prossimo 4 febbraio come il candidato di destra alle elezioni del 2013. Tra tatticismi e il nodo di Via Giorgio Almirante, i delfini premono. Ad Affaritaliani dichiara: “Parlerò solo il 4 febbraio in piazza”. Il suo capogruppo al Comune accelera: “Sarò la piazza a far cadere le riserve”. Intanto il partito alza il tono dello scontro in Comune e Regione
di Fabio Carosi
Rompere gli indugi, scendere in campo. Francesco Storace non conferma, tantomeno smentisce. Messo all'angolo con una telefonata serrata, abbandona persino lo storico battutismo: Storace è vero che vuole correre per la poltrona di sindaco di Roma? Su, confermi le indiscrezioni del suo delfino Dario Rossin e rompa gli indugi: “Io sindaco di Roma? Non dico niente e non parlo sino al 4 febbraio. Anzi, se provi a scrivere qualcosa vengo lì e...”.
E questa è la “verità vera”. Ma che Storace, Storax, Ciccio, Epurator, abbia in mente di creare un dispiacere all'ex amico del cuore Gianni Alemanno è sulla bocca di tutti. Intanto perché rimprovera all'attuale inquilino del Campidoglio la virata moderata verso il centro dello schieramento, poi perché La Destra è stata confinata nell'angolo del Comune e costretta a stare fuori dallo stanzone della Giunta e, infine perché Francesco Storace è uno dei politici cosciente che non si governa senza affrontare i problemi e creare scontenti. Non va ancora giù, inoltre, il niet per la strada da dedicare a Giorgio Almirante che il Municipio-fortino Roma XII (l'Eur, tanto per intenderci) ha votato con una specifica mozione che ha sollevato l'inferno.

Tre indizi che, per dirla alla Mr. Holmes, fanno abbondantemente una prova. Ciccio non sta più nella camicia dalla voglia di Campidoglio. Solo che ha scelto il classico sistema: il prossimo 4 febbraio, nel corso della prima manifestazione di piazza de La Destra, aspetterà che sia la piazza a chiederlo. Ecco perché “parlerò solo il 4”, come strenua linea difensiva. Il compito di far sollevare le truppe cammellate, chiamate a raccolta con pullman da tutta Italia, se lo sono assunto i pretoriani, come appunto Rossin, il quale da giorni “massacra di email” le agenzie di stampa per preparare il terreno di gioco: “Le reiterate esternazioni di un implorante sindaco Alemanno sul centrodestra del futuro comprensivo di Udc e Terzo Polo suonano come una sentenza per Roma. Intanto in Aula Giulio Cesare l’opposizione ingrossa le fila a discapito di una maggioranza che corre il serio rischio a breve di non essere più tale. Roma nel 2013 avrà bisogno di un uomo tutto d’un pezzo: sono certo che l’acclamazione popolare rivolta al palco del 4 febbraio farà cadere ogni riserva a riguardo”. Così parlò il capogruppo de La Destra, in odore più volte di assessorato, tanto da buttare a mare il titolo di “capogruppo del Pdl” per manifestare platealmente il suo dissenso.
Più moderato, anche tremendamente lineare l'uomo di Storace alla Regione Lazio, il fidatissimo consigliere Roberto Buonasorte. Con lui Storax ha diviso l'offensiva contro gli sprechi della Regione Lazio e la battaglia continua contro Renata. Già Renata, l'ex per dna alla quale il neo socialismo de La Destra non ha perdonato la vergogna dei provvedimenti salva portafogli degli assessori è stata trasformata in un fortino da assediare. Un nemico, mai troppo palese, che in politica fa sempre comodo. Dunque Buonasorte si lascia sfuggire – sempre al telefono -: “Noi chiediamo un segnale politico, da un sindaco ci aspettiamo”... e poi dall'auricolare rispunta Almirante, la via e la conversazione si chiude con un “ora non posso, devo votare”.
Sarà così o Buonasorte e Rossin giocano una partita a due? Uno media e l'altro piccona Alemanno. Oppure ancora, si cerca di non strappare, tanto sarà la piazza a costruire il nuovo candidato di destra. Alemanno ormai guarda sempre più ai moderati e pronuncia sempre più spesso l'acronimo udc. Cioé Udc. In questo frullatore balla solo Teodoro Buontempo. Lui in giunta con Renata ci va.


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