Primo maggio, è lite tra i sindacati e una band

Sabato, 9 aprile 2011 - 13:00:00

di Gaia Gambari


assalti frontali22

Il 1 maggio gli Assalti Frontali presenteranno il loro nuovo album “Profondo Rosso” a Roma, nel centro sociale Forte Prenestino, alla Festa del non lavoro. Affaritaliani.it ha intervistato Militant A, leader del gruppo capitolino.
In quel giorno ci sarà il tradizionale concerto per la festa dei lavoratori, in piazza San Giovanni. Una critica ai sindacati?
“Non ci hanno mai voluto far cantare sul loro palco, controllato da alcune organizzazioni dei concerti: suonare lì diventa un business. Ma per noi non è un problema: saremo alla Festa del non lavoro, nata 25 anni fa come critica al lavoro salariato e come protesta all’idea di essere controllati a tempo indeterminato dal governo. Adesso il lavoro-non lavoro è diventato uno status regolare. Vogliamo celebrare il diritto di non dover morire con la precarietà e di essere liberi dal lavoro”.
Da più di vent’anni siete sulla scena musicale per rivendicare i diritti dei cittadini. Con questo lavoro affrontate i temi più scottanti degli avvenimenti recenti. Nella prima traccia parlate bene dell’astrofisica Margherita Hack, che successivamente all’uscita del vostro album, per lanciare la sua trasmissione su Sky si è schierata a favore delle centrali nucleari. Per questo motivo, fino al referendum, ai vostri concerti non citerete la scienziata e al posto di quella frase ne canterete una contro il nucleare.
“È una grande laica e scienziata. La sua dichiarazione ci ha stupefatti, non sembra una cosa da lei e saremo felici di poterci parlare”.
Il leader della band racconta alcuni temi del nuovo lavoro. Nella traccia “Banditi nella sala” citate Stefano Cucchi. Cosa ha significato per voi Cucchi e poi la vicenda dei tre carabinieri e di un vigile urbano della caserma del Quadraro, accusati di aver violentato una donna?
“È una vicenda molto forte e simbolica, dà l’idea di come le forze dell’ordine siano in mano a persone fuori controllo, al di sopra della legge. Stefano Cucchi, la donna violentata, i clandestini, gli immigrati, sono tutte persone che hanno i loro diritti ma non li hanno. Oltretutto Cucchi non doveva stare in prigione: è una vittima di una legge proibizionista. Invece di essere arrestato poteva essere portato in comunità. Un’altra vittima è Aldo Bianzino che per pochi grammi d’erba è morto in prigione. Noi siamo per la liberalizzazione delle droghe leggere: ora sarebbero ancora vivi”.
In “Lampedusa lo sa” parlate degli sbarchi sull’isola, definite il governo un assassino e dite che questo non interessa agli italiani ‘da bar’. Chi sono questi italiani di cui parlate? Sono razzisti?
“Sono gli italiani che i media vogliono far apparire. Sono gli italiani spaventati, quelli che non colgono la sfida per il futuro di questo paese. Il governo ha creato una situazione che sta per esplodere. Adesso dobbiamo aver paura del tiranno Gheddafi mentre poco tempo fa era un nostro alleato e gli baciavamo le mani. Questo è l’horror di cui parlavo all’inizio, è l’apatia degli italiani. Bisogna ricostruire un sentimento comune. Le scuole materne, quelle elementari, sono piene di migranti, le stesse persone con le quali dobbiamo ricostruire questo paese”.

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