SeRenata rap
“Se, come mi confessò una volta Giorgio Bocca, i Promessi Sposi sono uno dei pochi libri della letteratura italiana che vale la pena leggere ogni anno fino a conoscerlo quasi a memoria, perché al suo interno si rintracciano tutti i protagonisti e gli eventi della "Commedia politica all'italiana" eternamente riproposti, allora il cenone di fine anno della governatrice del Lazio Renata Polverini possiamo immaginarlo come quello dello "sventurato vicario" nel tredicesimo capitolo del romanzo: "Un desinare biascicato senza appetito...egli attendeva, con gran sospensione, come avesse a finire quella burrasca, lontano però dal sospettar che dovesse cader così spaventosamente addosso a lui”.
Il 2011 di Renata Polverini è stato uno spoon river doloroso fatto di inciampi, bocciature e scivoloni. Basterà un tratto di penna a riportarli in vita. L'ultimo in ordine di tempo è il siluro lanciato dalla sua collega di partito onorevole Lorenzin, del trattamento economico dei deputati regionali: spendono troppo e lavorano poco. Rovistando nell'ipotalamo della rete tra le notizie, leggiamo che l'idea di farla esordire in politica era venuta a Veltroni, uno che per quanto ci riguarda, avrebbe avuto un brillante futuro come critico cinematografico piuttosto che come politico e meno che mai come romanziere.
Ma partiamo dall'inizio, con la promozione del suo uomo il cavalier Sciscione da Latina, accusato di bancarotta fraudolenta e truffa aggravata e al quale, per fedeltà elettorale è stata regalata la presidenza di un Ater, quello di Latina appunto. Lascia stupefatti anche l'inchiesta di un settimanale circa una casa popolare nell'esclusivo rione San Saba in cui viveva il marito, mai rilasciata nonostante il limite di reddito fosse stato ampliamente superato: la replica è arrivata puntuale, l'abitazione era stata assegnata al nonno. Ma le case di edilizia popolare non si ereditano di padre in figlio: andrebbero liberate e lasciate ai più bisognosi. Si è mormorato di un pressante invito a liberare l'alloggio da parte dell'amministrazione. A noi basta ricordare che la politica dell'edilizia popolare a Roma è affidata alla Regione per innescare il sospetto di pericolosi cortocircuiti.
E le aziende che minacciano di fallire per l'insolvenza della Regione? L'amministrazione non paga i fornitori, e i poveri imprenditori, strozzati dal sistema bancario che gli ha chiuso il rubinetto del contante, rischiano di andare nelle fauci di Equitalia.
Dulcis in fundo, la sponsorizzazione di Marco Muller al Festival del Cinema di Roma, tentativo di accredito di una cultura che questa destra romana e laziale proprio non ha. Anzi, più che romana, laziale, perché se fosse stato per i soli voti di Roma città la Polverini non sarebbe mai stata eletta. Ma questa è un'altra storia.
La mattina del primo dell'anno sarà tutto finito. Gli spazzini porteranno via anche gli ultimi manifesti con scritto "Malagrotta chiude il 31 dicembre": firmati Renata Polverini. Ovvio che li porteranno a Malagrotta, regolarmente aperta.
Patrizio J. Macci


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