Se il vigile chede i documenti si può anche dire di no. Assolto

L'associazione dei pizzardoni romani denuncia la bizzarria di una sentenza della Cassazione con la quale un automobilista è stato assolto dall'accusa di “rifiuto delle generalità”. Il presidente Mauro Cordova: “Il Codice della Strada ci obbliga alla contestazione immediata, ma se poi non ci danno i documenti e vengono assolti, meglio incrociare le braccia”

Venerdì, 2 dicembre 2011 - 15:10:30


Se il vigile chiede i documenti si può dire di no. Anche se lo fa con modi gentili e ha letto da poco il galateo. Si può soprassedere e aspettare almeno che arrivino i rinforzi prima di cedere all'identificazione.

Chi denuncia una “maglia larga” nelle leggi è la potentissima associazione Arvu che a Roma cura gli interessi sino al tempo libero dei vigili urbani. La scoperta l'Arvu l'ha fatta qualche giorno fa al termine di una causa durata due anni nel corso della quale il signor S.S., avvalendosi della sentenza della cassazione n. 8624 del 26 settembre 1997, ha schivato l'accusa di rifiuto delle generalità. L'uomo aveva affrontato due vigili urbani con un verbale in mano e chiedendo che gli venisse tolta la multa a suo dire illegittima, ed era nata un'accesa discussione terminata con una consueta richiesta di fornire le generalità e un documento da parte dei due agenti. Per tutta risposta il signor S.S. perde le staffe e invita i due vigili “ad andare a lavorare e a non perdere tempo”, oltre a minacciare una richiesta di risarcimento danni per il suo tempo perduto.
Così ai due in divisa non è rimasto altro da fare che chiamare una pattuglia di colleghi in aiuto e solo allora l'uomo, col miraggio di essere portato in caserma, ha estratto dalla tasca la patente.
 

cordova


La baraonda si è conclusa con una denuncia da parte dei vigili per “rifiuto delle generalità” che però in udienza è stata respinta: “il fatto non sussiste, come sostiene la sentenza della I Sezione Penale della Cassazione”. E ai vigili non è rimasto altro da fare che tornare a far multe.

“Come tutte le sentenze non possiamo fare altro che rispettarle – spiega il presidente dell'Arvu, Mauro Cordova – ma se dovesse passare questo principio saremo costretti a smettere di lavorare. Il Codice della Strada, infatti, obbliga l'identificazione dell'automobilista qualora sia possibile la contestazione immediata della multa. Ma se poi si rifiutano di darci le generalità, che succede? Semplice: che se non contestiamo la contravvenzione ci denunciano per omissione d'atti d'ufficio, se invece lo facciamo non si fanno identificare e poi vengono assolti. Un paradosso che la dice lunga sullo stato della Polizia locale in questo Paese”.

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