San Paolo, liberata la basilica. I rom nelle braccia della Caritas
Lunedì, 25 aprile 2011 - 10:22:00
di Claudio Roma
Pace fatta tra Comune di Roma e rom? Sotto lo sguardo del Papa che, in occasione dell'Angelus del giorno di Pasqua è intervenuto direttamente chiedendo di dare una soluzione all'occupazione della Basilica di San Paolo fuori le mura, in realtà si è consumata solo la prima puntata di un'emergenza con la quale la città dovrà fare i conti.
I 150 che hanno detto no al trasferimento di sole donne e bambini al Centro per i rifugiati di Castelnuovo di Porto e che hanno tenuto in scacco Prefettura e Comune di Roma, da domenica pomeriggio hanno trovato una sistemazione nella cooperativa sociale Domus, una delle strutture coordinate dalla Caritas. Solo in 7 hanno accettato l'offerta del Campidoglio di essere rimpatriati in cambio di 1000 euro come sostegno simbolico.
Ma il blitz organizzato dopo gli sgomeberi di lungotevere San Paolo, dell'ex Miralanza e di Casal Bruciato è chiaro che diventerà una strategia per dire no al piano nomadi del Comune che prevede i trasferimenti in massa presso il centro di Castelnuovo di Porto. Le associazioni Arci, Popica e Arpj sono state infatti il motore della simbolica occupazione della basilica, come azione per evitare lo smembramento delle famiglie e la trasformazione delle persone i fantasmi vaganti nella città.
A puntare il dito contro la politica del Comune è il presidente del Muncipio Roma XI, Andrea Catarci, il quale ha seguito in prima persona gli avvenimenti e che ha negoziato tra i roma e il Comune sino a quando non è sceso in campo monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas. “Il piano nomadi va buttato al secchio – tuona il presidente – con la scusa del decoro e della sicurezza vuole solo spostare le persone in un campo che dovrebbe essere dedicato ai rifugiati politici. Peccato che stavolta l'emergenza per la quale ha avuto 30 milioni di euro in tre anni è stata visibile. La propaganda è finita, questa ammininistrazine è razzisteggiante, questo sindaco ha fallito, insieme all'assessore Gianluigi De Palo, un cattolico che ha proposto solo di smembrare famiglie”.
In realtà sull'emergenza rom (oltre 12 mila persone) il Comune ha tenuto la linea dura: per tutti e tre i giorni dell'occupazione di San Paolo, il capo di gabinetto Antonio Lucarelli, il delegato alla sicurezza Giorgio Ciardi e lo stesso assessore De Palo sono stati irremovibili: donne e bambini nel centro di accoglienza del Cara e gli uomini senza méta. Dovce non si sa. Per loro il Campidoglio non ha fornito nessuna soluzione. A togliere le castagne del fuoco al sindaco ci ha pensato la Caritas. Ma in ciascuno del campi rom in odore di sgombero si preparara la protesta. Il Comune è avvisato.
Pace fatta tra Comune di Roma e rom? Sotto lo sguardo del Papa che, in occasione dell'Angelus del giorno di Pasqua è intervenuto direttamente chiedendo di dare una soluzione all'occupazione della Basilica di San Paolo fuori le mura, in realtà si è consumata solo la prima puntata di un'emergenza con la quale la città dovrà fare i conti.
I 150 che hanno detto no al trasferimento di sole donne e bambini al Centro per i rifugiati di Castelnuovo di Porto e che hanno tenuto in scacco Prefettura e Comune di Roma, da domenica pomeriggio hanno trovato una sistemazione nella cooperativa sociale Domus, una delle strutture coordinate dalla Caritas. Solo in 7 hanno accettato l'offerta del Campidoglio di essere rimpatriati in cambio di 1000 euro come sostegno simbolico.
Ma il blitz organizzato dopo gli sgomeberi di lungotevere San Paolo, dell'ex Miralanza e di Casal Bruciato è chiaro che diventerà una strategia per dire no al piano nomadi del Comune che prevede i trasferimenti in massa presso il centro di Castelnuovo di Porto. Le associazioni Arci, Popica e Arpj sono state infatti il motore della simbolica occupazione della basilica, come azione per evitare lo smembramento delle famiglie e la trasformazione delle persone i fantasmi vaganti nella città.
A puntare il dito contro la politica del Comune è il presidente del Muncipio Roma XI, Andrea Catarci, il quale ha seguito in prima persona gli avvenimenti e che ha negoziato tra i roma e il Comune sino a quando non è sceso in campo monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas. “Il piano nomadi va buttato al secchio – tuona il presidente – con la scusa del decoro e della sicurezza vuole solo spostare le persone in un campo che dovrebbe essere dedicato ai rifugiati politici. Peccato che stavolta l'emergenza per la quale ha avuto 30 milioni di euro in tre anni è stata visibile. La propaganda è finita, questa ammininistrazine è razzisteggiante, questo sindaco ha fallito, insieme all'assessore Gianluigi De Palo, un cattolico che ha proposto solo di smembrare famiglie”.
In realtà sull'emergenza rom (oltre 12 mila persone) il Comune ha tenuto la linea dura: per tutti e tre i giorni dell'occupazione di San Paolo, il capo di gabinetto Antonio Lucarelli, il delegato alla sicurezza Giorgio Ciardi e lo stesso assessore De Palo sono stati irremovibili: donne e bambini nel centro di accoglienza del Cara e gli uomini senza méta. Dovce non si sa. Per loro il Campidoglio non ha fornito nessuna soluzione. A togliere le castagne del fuoco al sindaco ci ha pensato la Caritas. Ma in ciascuno del campi rom in odore di sgombero si preparara la protesta. Il Comune è avvisato.



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