"Capannoni sulle ville dei Romani". Lazio, il nuovo ratto della Sabina
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Un nuovo ratto si appresta a squarciare la Sabina. Questa volta, secondo molti, le prede non saranno le donne, ma le ville, le fattorie e i pozzi che i loro uomini possederono secoli addietro, minacciati, secondo molti, dal nuovo Polo logistico di Passo Corese: un (ex) centro di scambio ferro-gomma il cui progetto è stato elaborato nel 2000 e approvato dalla Regione Lazio nel maggio 2004
IL POLO LOGISTICO - L'opera si estenderà per 200 ettari in collina nell'area di Passo Corese (Rieti), a 35 km da Roma, in quello che può essere definito uno degli ombelichi verdi d'Italia, vocato al turismo e alle coltivazioni agricole di qualità (come l'olio di origine protetta). Il posto delle colline e dei prati sarà occupato da capannoni per la logisica alti più di 15 metri, per una cubatura totale di circa 10 milioni di metri cubi (equivalente a una città come Viterbo): previsti inizialmente in 6 milioni, sono quasi raddoppiati nella variante di Piano approvata dalla Regione nel 2009. Dopo la modifica, lamentano gli oppositori del polo, il progetto non è stato sottoposto ad una nuova valutazione di impatto ambientale (Via).
I PROGETTISTI - Progettato dal Consorzio per lo Sviluppo Industriale della Provincia di Rieti, il Polo sarà realizzato dalla Parco Industriale della Sabina Spa (in possesso dei diritti di sfruttamento per 99 anni). Il capitale è privato per il 97% (diviso tra diverse società della zona). Il restante 3% appartiene alla Provincia di Rieti, al Consorzio per lo sviluppo della Sabina e al Comune di Fara in Sabina. In questo modo Parco Industriale della Sabina spa è di fatto un ente semi-pubblico, che gode di maggiori semplificazioni rispetto ai privati. I nomi degli assegnatari dei lotti rimangono però un mistero.
L'AREA ARCHEOLOGICA - Contro l'opera si sono schierate diverse associazioni: il circolo di Legambiente della Bassa Sabina, il Wwf Lazio e il comitato ad hoc Sabina Futura. Secondo loro il progetto cade esattamente al centro dell’area vocata a Parco archeologico della Sabina e copre una dozzina di siti archeologici. "E' l'area del ratto delle sabine, vicinissima al Tevere - racconta ad Affari un responsabile del comitato Sabina Futura - archeologicamente importantissima, con testimonianze che vanno dall'era neolitica al periodo romano. Almeno cinque fonti autorevoli ne hanno attestato l'importanza. Ma è lo stesso Piano territoriale paesaggistico regionale (il Ptpr, ndr) stilato dalla Regione Lazio nel 2007 che consacra il prestigio storico di quest'area, definendola 'piena di siti archeologici e vocata a diventare parco archeologico e culturale". "Oltre a Cures Sabini, il centro più importante della Sabina Tiberina almeno a partire dal VII secolo a.C., il territorio si presentava ricco di insediamenti agricoli - spiega ad Affari l'archeologa Maria Pia Muzzoli, autrice dello studio Cures Sabini - piena di ville, fattorie, resti di una capillare rete stradale, acquedotti e pozzi".
COSA C'E' SOTTOTERRA? - Il progetto non è mai stato sottoposto a una Valutazione ambentale strategica (la Vas), ma solo a una Valutazione d'impatto ambientale (la Via) che prevede una procedura meno rigida. Al termine di questa, il Consorzio degli industriali si è impegnato a eseguire una serie di indagini archeologiche con metodi moderni. "Ma questo non è mai avvenuto - protestano i membri del Comitato - la Soprintendenza dei beni archologici, incaricata di scoprire cosa c'è sottoterra, sta utilizzando l'antiquato metodo dello 'scotico': una ruspa scava nel terreno fino a 30 cm. Se c'è qualcosa, si continua a scavare. Altrimenti si passa a un'altra zolla di terra. Il metodo, difficilmente applicabile a 200 ettari di terra, è stato superato da altre tecniche. La British School at Rome (una delle più prestigiose scuole di archeologia d'Europa, ndr) si era fatta avanti per eseguire i rilevamenti con il più moderno e immediato metodo geofisico. Il prezzo per la prestazione si sarebbe aggirato sui 200mila euro. Ma niente da fare: il Consorzio ha preferito lo scotico, che finora è costato 2,3 milioni di euro". Per il Consorzio degli Industriali non esiste nulla sottoterra. Per i cittadini esiste molto.
LE FOTOCOPIE DEGLI ATTI A 6,5 EURO - Ma chi ha dei dubbi e vuole vederci più chiaro si accomodi, invita Andrea Ferroni, presidente del Consorzio degli Industriali di Rieti. Al consigliere regionale dei Verdi Angelo Bonelli che lamentava una scarsa trasparenza nell'accesso agli atti del progetto, Ferroni replicava di fargli visita presso le strutture del consorzio stesso: "Gli faremo visionare qualsiasi atto [...] come già avvenuto per il Wwf di Roma che abbiamo avuto il piacere di ospitare per ben due giornate di accesso agli atti". Ma Antonio Rotundo, dirigente del Wwf Lazio, interpellato da Affaritaliani.it spiega che non è andata esattamente così: "Abbiamo avuto accesso agli atti, è vero, ma dopo diversi mesi e mille difficoltà" racconta . Alla fine della consultazione abbiamo inviato via mail un elenco dei documenti che volevamo avere in copia: dai verbali della conferenza dei servizi alla Valutazione di impatto ambientale fino ai pareri della Soprintendenza. Bene, il preventivo che abbiamo ricevuto si aggirava sui 2mila euro". Eh si, perché al Consorzio le fotocopie costano care: 6,50 euro per pagina (le tariffe nel documento a lato). "Un prezzo mai sentito, - continua Rotundo - eppure sosteniamo quotidianamente spese di questo tipo. Per farle un esempio, il Comune di Roma, la Regione Lazio o addirittura Palazzo Chigi non praticano tariffe superiori ai 10 centesimi per foglio stampato". Il Wwf ha così portato il caso davanti alla Commissione per l'accesso ai documenti amministrativi, un'ente istituito nel 1990 presso Palazzo Chigi che si occupa della trasparenza degli atti pubblici. "La Commissione ha dato indicazioni anche sul prezzo delle fotocopie degli atti richiesti dal pubblico, limitandolo a un massimo di 500 lire. Ora con l'inflazione potremmo arrivare a un massimo di 50 centesimi... ma a 6 euro è piuttosto difficile!". 
I prezzi delle fotocopie applicati dal Consorzio per lo
sviluppo industriale della provincia di Rieti
IL CONSORZIO: "TUTTO REGOLARE" - Interpellato da Affari, il Consorzio Industriale di Rieti ha preferito non replicare, precisando però in una nota la sua natura di "Ente pubblico economico dotato di autonomia finanziara e amministrativa". Inoltre ha annunciato uno sconto del 75% per le copie dei documenti richieste dai parlamentari e dai Consiglieri regionali. E, "nell'ottica di favorire la massima trasparenza dell'intera operazione", ha promesso di pubblicare a breve online tutti gli atti del progetto. "Dagli innumerevoli controlli effettuati - si legge in una nota - è risultata pienamente legittima tutta la procedura adottata e che ha portato all'ottenimento di ogni autorizzazione prevista dalla legge".
LE TENSIONI E LA CAMORRA - Tutto regolare, dunque. Ma la tensione a Rieti resta alta e travalica le divisioni politiche. Durante un comizio del segretario del Partito Democratico Pier Luigi Bersani, alcuni ragazzi dei comitati della Sabina hanno iniziato a distribuire dei volantini in cui denunciavano il progetto, ma sono stati fermati dai militanti del Pd e dalla Digos. Al termine di una riunione pubblica, uno dei sindaci favorevoli al progetto ha minacciato un anziano manifestante: "Se continuate vi romperemo il muso". Come se non bastasse, l'area è divenuta preda dell'espansione delle organizzazioni criminali nel Lazio. Una nota del Sindacato dei lavoratori della Polizia (il Silp) del Lazio denuncia "il tentativo palese di infiltrazioni della criminalità organizzata nella Provincia di Rieti, soprattutto in Sabina e nella zona di Passo Corese". Il Silp chiede un incremento dell'organico, per evitare che "anche qui arrivi la lunga mano di soggetti appartenenti al clan dei Casalesi".
UNA SPECULAZIONE IMMOBILIARE? - Al momento le ruspe graffiano la terra, lentamente ma inesorabilmente. A metà novembre sono già entrate dentro i confini dell’area vocata a Parco, in una zona dove le mappe archeologiche della British School at Rome indicano una fattoria, una dependance e una villa. Ma in Sabina il sospetto, terribile, che circola tra i cittadini, tra i tecnici, tra i membri dei comitati e delle associazioni, è uno solo, e vale alcuni miliardi di euro: quello di una enorme speculazione immobiliare. "Una gigantesca pantomima - racconta un membro di un altro comitato ad Affari - che farebbe fallire il progetto del Polo logistico, magari attribuendo la colpa proprio alle associazioni contrarie, per convertire l'area in un quartiere residenziale capace di ospitare 35mila persone, e posto a soli 35 chilometri da Roma, a pochi minuti dalla metro e a due passi dall’A1". Palazzine vendute a peso d'oro al posto di capannoni, dunque. Costruite in una zona appetibilissima per i costruttori della capitale, che vogliono cavalcare l'espansione della città in atto verso Nord. Ad avvalorare il sospetto dei cittadini ci sono due elementi. Il primo è il nuovo piano casa della Regione Lazio, che consente ai proprietari di aree industriali dismesse di accedere ad un aumento di cubatura del 30% ed al cambio della destinazione d’uso, da industriale a residenziale. Il secondo è un dato tecnico che non torna. Secondo stime approssimative, un polo della logistica ha bisogno di poche migliaia di litri d'acqua al giorno. Al contrario, per un quartiere residenziale di 30 mila persone serve circa 1 milione di litri giornalieri. "Allora perché - ci si chiede - per il Polo di Passo Corese è stato realizzato un sistema di captazione d'acqua capace di prelevare 1,3 milioni di litri d'acqua al giorno?".



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