Roma/ Arriva l'autobus senza conducente
di Fabio Carosi 
Ufficialmente si chiama “Sistema di trasporto pubblico innovativo a guida automatica non vincolata che, mediante l’utilizzo di piccoli veicoli elettrici senza autista”. In realtà è l'innovazione prossima ventura in tema di mobilità: il cyber bus. Ovvero un mezzo di trasporto collettivo elettrico e completamente automatico, che apre le porte da solo alla fermata, accelera e frena senza nessun piede e che gira il volante senza nessuna mano che lo spinga in senso orario o antiorario. Non solo. La voglia di mezzi di trasporto cibernetici trova proprio a Roma la sua massima espressione. Infatti partirà dalla Capitale il prossimo 10 luglio e diretta in Cina a Shanghai una sfida tutta italiana per coprire un percorso lungo 13 mila chilometri senza uomini alla guida e portare l'innovazione nel cuore dell'Expo. Roma è un punto di partenza, per un progetto nato nel Vislab del Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione dell'Università di Parma (tutte le informazioni sul vislab.it). Restiamo a Roma, però, dove la sfida dell'Atac, che Affaritaliani presenta in anteprima, è l'ennesimo anello di una strategia che in pochi anni potrebbe portare a sostituire laddove possibile, gli uomini con la cibernetica.
Via il personale di guida e i relativi problemi sindacali, spazio a computer, telecamere e sensori di nuovissima generazione che permettono di individuare gli ostacoli e ridurre gli incidenti. Su alcune auto di fascia elevata, d'altronde, gli automatismi sono già presenti, ma solo come supporto a chi guida. Il bando di qualificazione dell'azienda dei trasporti è stato lanciato nel 2007 e porta la firma dell'allora ad Gioacchino Gabbuti e il prossimo primo agosto scade il termine per la presentazione dei progetti per realizzare il primo sistema di trasporto a guida automatica della città a servizio dei parcheggi della Nuova Fiera di Roma. Il testo della qualificazione definisce chiaramente cosa Roma chiede alle imprese più innovative: progettare e dimostrare di saper realizzare una sorta di minibus che colleghi il parcheggio P1 della Fiera agli ingressi Nord ed Est.
In particolare, il sistema dovrà essere composto da una serie di cyber car che viaggeranno lungo una corsia protetta. Ciascun mezzo dovrà trasportare almeno 20 persone e avere una velocità massima di 30 chilometri all'ora. Ovvio che il sistema di bordo prevede anche la tecnologia per l'individuazione degli ostacoli costituita da una serie di telecamere e di sensori. Infine, le cyber car saranno gestite da un software automatico di gestione che controllerà in tempo reale la posizione, il numero dei passeggeri a bordo, la velocità e la frequenza di passaggio. Nel parcheggio della Fiera di Roma è prevista anche una stazione di ricarica. Roma ci crede. Anche se l'Atac non ha nascosto alcune perplessità non legate al progetto ma alla sua finanziabilità, tanto da prevedere un eventuale abbandono qualora il committente Nuova Fiera di Roma non riuscisse a cofinanziare parte dell'iniziativa. Ma le pressioni sono forti. Non è un caso che proprio in occasione della presentazione del Piano Strategico per la Mobilità, seppur quasi ridotto ad un libro dei sogni del sindaco, oltre le carte l'attrazione principale è stata proprio la cyber car realizzata a Parma e che tra qualche giorno partirà alla volta della Cina. Il Comune ora si candida al premio “Tela di Penelope”: di giorno progetta l'innovazione poi durante la notte fa i conti con i soldi e mette da parte ogni velleità di modernizzazione. Vediamo se sarà così.



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