Roma/ Africani di Rosarno in piazza
Hanno portato pesche, zucchine, pomodori, melanzane,albicocche e fagiolini davanti alla sede della Confagricoltura in corso Vittorio Emanuele per dire che i frutti delle campagne italiane sono raccolti con il lavoro nero. Segna un nuovo capitolo la protesta degli africani mandati via da Rosarno a fucilate a gennaio e arrivati a Roma, dove da cinque mesi continuano a chiedere dignità e diritti. “Confagricoltura: uomini o caporali? Contro il lavoro nero fatti, non promesse” è il testo dello striscione esposto da alcune decine di lavoratori africani di Rosarno e di attivisti che sostengono la loro causa. Il motivo della protesta è il mancato rispetto di un protocollo d’intesa siglato lo scorso 27 aprile con le principali associazioni agricole della provincia di Roma a Palazzo Valentini, alla presenza dell’assessore provinciale Aurelio Lo Fazio. L’impegno prevedeva l’assunzione immediata di 38 immigrati regolari dell’Alar, l’Assemblea dei lavoratori africani di Rosarno, che si riunisce nel centro sociale Ex Snia Viscosa nel quartiere prenestino. Nel protocollo, Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Confcooperative e LegaCoop della provincia di Roma promettevano di programmare un’assunzione dilazionata per altri sessanta in attesa di regolarizzazione dei documenti di soggiorno.
“Il risultato è zero assunzioni, zero collocamento e la frutta che arriva sulle nostre tavole è prodotta con lo sfruttamento dei braccianti africani” hanno urlato gli attivisti al microfono, parlando “in nome di chi si è ribellato al caporalato”. Anche gli africani hanno fatto sentire la loro voce e hanno diffuso un documento dal titolo “i mandarini non cadono dal cielo, ma le parole cadono nel vuoto”. Molti di loro hanno raccontato di aver lasciato Roma per la difficoltà di trovare occupazione e di essere stati nelle campagne, dal casertano a Foggia, dove hanno trovato la medesima situazione di caporalato e lavoro nero per 20 euro al giorno, vissuta nella Piana di Gioia Tauro. “Dopo cinque mesi, malgrado la solidarietà che si è creata intorno a noi, non riusciamo a superare la sensazione di ricevere dell’elemosina” hanno detto gli africani alternandosi al microfono. Una delegazione dei manifestanti con l’assistenza legale dell’avvocato Mario Angelilli, dell’associazione “Progetto Diritti Onlus” è stata ricevuta dalla Confagricoltura. Sul tavolo c’è una riapertura dell’accordo per arrivare a un’assunzione di lavoratori che sia concreta e non solo sulla carta.



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