Roma ha paura e blinda i bus dell'Atac

Contro le aggressioni ai conducenti, l'Atac accetta la richiesta dei sindacati di proteggere le "isole" di guida. I lavori sono stati realizzati da personale aziendale e senza appalti esterni. La città perde il rapporto diretto con i lavoratori in divisa dell'azienda pubblica

Martedì, 27 dicembre 2011 - 09:32:44


di Claudio Roma

Per ora sono 180 autobus. Tutti con le cabine del conducente blindate per rispondere a quella che i sindacati degli autoferrotranvieri definiscono “un'esigenza di sicurezza del personale viaggiante” ma che allontanano la divisa dalla città.

La paura fa 180 e allora i conducenti della flotta Atac si chiudono a riccio all'interno della cabine di guida. Se prima non si poteva parlare al conducente per via del bizzarro e anacronistico regolamento di esercizio di matrice post unità d'Italia, ora per chiedere un'informazione all'autista del bus di Roma, bisognerà parlare a gesti, separati dalla cabina a prova di delinquentello. In alternativa si potrebbe utilizzare un sms, sempre che chi guida abbia il telefono libero.

Erano anni che gli autisti chiedevano protezione e sicurezza da una città minacciosa e finalmente la ottengono. Merito del sindacato. Anzi, dei sindacati che possono scrivere sul tableau del bord della loro intensa attività al fianco dei lavoratori, oltre che parentopoli anche blindopoli.
La divisa che un tempo era considerata il front office della città, quello stemma dell'Atac dove non c'è famiglia di romani che non si sia fregiata e sfamata, ora diventa un omino al di là di una cabina.
Gli unici che ci fanno bella figura sono i manager che hanno risposto alle pressioni dei sindacati, dando 180 bus pronti persino per andare allo stadio. E stavolta senza appalti esterni e con manodopera interna. Segno, questo, che quando in Atac si mettono in testa qualcosa ci riescono pure.
 


Ma perché blindare gli autisti come se Roma fosse Kabul. Il nodo è sempre lo stesso ed è quello delle aggressioni e delle minacce che autisti e controllori subiscono in un tessuto sociale che stenta a riconoscerli come autorità. Un po' come i vigili urbani verso i quali il livore per le multe a volte genera comportamenti schizofrenici, per gli autisti la mala gestione del passato di fatto ha mutato l'immagine che la città aveva dei suoi trasporti pubblici: in passato gli autisti erano coloro che ci portavano a casa, con parentopoli, appaltopoli sono diventati démoni, tant'è che mezza città fa a gara per riprenderli nelle acrobazie telefoniche mentre sono alla guida, pur sapendo che i conducenti possono “per legge” parlare al telefonino.

A festeggiare l'Atac blindata pure il sindaco Alemanno che proverà a spiegare come gli autisti potranno viaggiare più sicuri grazie all'intervento dell'azienda e del Comune. Ovvio che per evitare i malintenzionati, se poi succede qualcosa sul bus avranno due possibilità: o aprire il “blindato” e intervenire come facevano un tempo, oppure far finta di nulla.

 

 



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