Dai black bloc alla natura il nuovo medioevo romano
Di Giuseppe Morello
La Capitale annega sotto i colpi della pioggia, sommersa di acqua e paralizzata, tanto che anche il Presidente della Repubblica è rimasto bloccato e alla Camera la seduta è cominciata in ritardo. Meno di una settimana fa abbiamo assistito ad una sorta di riedizione del sacco di Roma, ad opera di lanzichenecchi violenti e barbari nella versione contemporanea dei black bloc. In una sorta di riedizione della "Roma" felliniana, in una settimana stiamo assistendo allo spettacolo di una Capitale fragile e indifesa, assediata da manifestanti e flagellata dalla natura, incapace di difendersi sia dai nuovi barbari che dalle calamità naturali.
Fin troppo facile vedere in controluce la metafora della "città del potere" che non ce la fa più, debole come ai tempi della caduta dell'Impero quando anche un esercito di bambini avrebbe potuto sfarinarla. All'epoca lo sfaldamento produsse una divisione tra oriente e occidente, oggi la linea di frattura é tra nord e sud.
Una sensazione di collasso e impotenza, mentre il potere se ne sta asserragliato nel Palazzo intento in vanitose schermaglie e tutto attorno, a cominciare dalle casse dello Stato vuote, parla di decadenza e crisi: Montecitorio ogni giorno circondata da manifestanti, corruzione diffusa, economia ferma, un governo impotente che sopravvive a se stesso e vede ogni giorno diminuita la sua credibilità e il suo prestigio in una cornice di sordide lotte e di una deboscia pansessuale licenziosa e dissoluta, mentre non si profila all'orizzonte nessuna classe dirigente nuova e autorevole capace di porvi rimedio, ma solo una classe politica parolaia e litigiosa.
Sembra la vigilia di un nuovo medioevo, tra caos, polemiche sterili e Visigoti che premono ai confini, e un maltempo che anziché purificare sommerge, anziché spazzare via il vecchio lo tiene a marcire a bagnomaria.
Ad oggi qualunque Rinascimento appare lontano e improbabile.


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