Riccardo Viola (Coni): “Prima città per sportivi. Ultima per politiche dello sport”
Sabato, 22 gennaio 2011 - 09:00:00
![]() Riccardo Viola |
Roma sta aprendo una pagina importante di sport. Sta preparando la candidatura ad ospitare le Olimpiadi e le Paralimpiadi del 2020, dopo aver fallito sul filo di lana quei giochi assegnati ad Atene. Il presidente del Coni provinciale di Roma Riccardo Viola ne parla con Affaritaliani.it, così come, per la sedicesima puntata della rubrica “Roma che verrà”, di Raffaele Gambari, illustra la situazione dello sport a Roma.
Figlio del mitico presidente della Roma Dino Viola, quello del secondo scudetto, quello di Liedholm, Di Bartolomei, Pruzzo e Falcao, parte da un assunto: “Lo sport è un diritto di tutti ma lo sport per tutti non deve essere soltanto uno slogan ma una volontà politica”. E questo imprenditore nell'editoria sportiva, di 67 anni, originario di Pietrasanta (Lucca), liceo classico e laurea in economia e commercio a Roma, le ricette affinché lo sport sia alla portata delle tasche di tutte le famiglie le spiega ad Affaritaliani.it.
Roma si prepara a candidarsi ad ospitare le Olimpiadi e le paralimpiadi del 2020. Nel 1960 i giochi olimpici furono un'occasione per lo sviluppo urbanistico, economico e dell'impiantistica sportiva dela città con nuovi nuclei urbani, come il Villaggio Olimpico al Flaminio, gli impianti sportivi dell'Acquacetosa, il Palazzo dello sport, il completamento di alcuni quartieri come l'Eur, la realizzazioni di infrastrutture viarie come la via Olimpica. Se Roma dovesse ospitare i giochi dove si espanderà, quali sono le necessità impiantistiche sportive, quali le nuove opere?
“Per Roma le Olimpiadi rappresentano una grande opportunità ma i giochi olimpici devono essere l'atto finale di un percorso a cui la città intera partecipa a questo movimento, quindi un evento condiviso e partecipativo da parte di tutti. Uno degli aspetti fondamentali è la parte impiantistica. Oggi Roma vive ancora di quelli impianti per il 1960 perché altri non ne sono stati costruiti. Quindi c'è da definire un'impiantistica che riguardi da una parte le esigenze in prospettiva del futuro della città e poi dell'evento olimpico, che può anche essere smontata ma che deve anche rimanere. Quindi pure impianti da prevedere all'interno della città, con poli olimpici che potrebbero riguardare tutta l'area di Tor di Quinto e l'utilizzo a fini sportivi della nuova fiera di Roma. Ferme restando alcune peculiarità sportive come il bacino remiero per il canottaggio e la canoa nella zona di Settebagni, un velodromo poi da smontare, cosi come è stato fatto al Foro Italico per il nuoto, con le due piscine poi smontate, in occasione dei recenti campionati mondiali. Cosa rimane poi? Restano una città e i 121 comuni della sua provincia dove in ogni municipio si possano fare tutti gli sport e questo significa una città a vocazione olimpica”.
Qual'è la situazione della pratica sportiva a Roma, quali sono le discipline più seguite come tesserati, quali sono quelle emergenti?
“Chiariamo un aspetto: Roma dal punto di vista degli sport di squadra è anche in questo campo la capitale d'Italia. Se la confrontiamo con Milano scopriamo che a livello di sport di squadra è presente nel maggior numero di discipline. Roma è presente nel calcio, nel basket, nella pallavolo, nel rugby, nell'hockey. La provincia di Roma è quella che ha portato alle Olimpiadi di Pechino il maggior numero di praticanti. Tante le discipline praticate: in testa il calcio, con 93mila tesserati; la pallavolo (21mila), la pallacanestro (16mila); il nuoto (14.474); l'equitazione (13.600); il rugby (9.046); la vela (9mila); judo, lotta, karate, arti marziali (8.358); il golf (7.813). Le discipline seguite sono tante pur anche con difficoltà. La crescita di una disciplina è strettamente legata all'impiantistica. E c'è dispiacere per la pallamano che sta perdendo colpi e che si può fare benissimo nelle scuole. A fronte della decrescita della pallamano c'è una crescita del rugby. Ci sono poi altre discipline non tradizionali, sotto la spinta dei giovani come l'arrampicata sportiva (il free climbing) e lo skateboard, fermo restando il consolidamento di nuoto e pallavolo”.
Il proliferare di centri sportivi privati dà l'idea che lo sport sia diventato un affare economico. Oggi è difficile e costoso per una famiglia, in un momento di crisi economica come quello attuale, far praticare lo sport ai figli. Ci sono discipline, non soltanto il calcio, per le quali i genitori pagano anche 700 euro l'anno. Si possono abbattere i costi e la scuola può dare un contributo ritagliandosi una sua identità sportiva?
“Sicuramente i costi vanno abbattuti perché lo sport è un diritto di tutti. Lo sport per tutti non deve essere soltanto una slogan ma una volontà politica. Per questo io mi batto per uno sport sociale i cui costi devono essere se non gratuiti minimi e per questo sport alla portata di tutti sia in termini di costi sia in termini di distanze, andandolo a praticare a distanze umane. Quindi parliamo soprattutto di impianti pubblici e la scuola da questo punto di vista può essere lo zoccolo duro dell'impiantistica sportiva, con le palestre scolastiche messe a norma, a disposizione del territorio al di fuori dell'attività curriculare per promuovere l'attività sportiva e permettere così al maggior numero di ragazzi di cominciare un percorso sportivo. In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando tutto questo può sembrare un'utopia. Allora ben venga il privato che sotto il controllo dell'amministrazione pubblica può realizzare impianti sportivi su terreni pubblici praticando però tariffe comunali”.
Dove?
“Sarebbe bello poter anche sfruttare tutti i parchi meravigliosi che abbiamo in questa città. Basterebbe dotarli di percorsi attrezzati, di piste ciclistiche facendo all'interno dei parchi piccoli investimenti, come baretti, depositi di attrezzi, senza pensare a speculazioni edilizie. Queste cose si potrebbero realizzare se da parte degli amministratori ci fosse una reale cultura dello sport, invece quello dello sport viene considerato l'ultimo degli assessorati, se esiste, oppure unificato ad altre realtà quali cultura, turismo e tempo libero. Così le risorse e il tempo a disposizione dei referenti sono ridotti al lumicino”.
Se lei fosse il sindaco di questa città proporrebbe un piano regolatore del sport e quale?
“Non essendo sindaco di Roma, ma presidente provinciale del Coni, per marzo-aprile prossimi abbiamo indetto gli stati generali dello sport per disegnare la città sportiva che vorremmo che si sviluppasse”.



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