Regione, l'ira di Ciccio Storace: “Presidente e consiglio inadeguati”

Giovedì, 24 marzo 2011 - 19:30:00

L'ordine dei lavori dell'assemblea regionale

Consiglio del Lazio: mozione in difesa del diritto alla libertà religiosa dei cristiani nel mondo

di Fabio Carosi

Provate a pensare che un pezzo della vostra Irpef è destinato alle spese del Consiglio regionale. Poi, prendete un giorno di ferie, un bel mercoledì, e di primo mattino presentatevi in via della Pisana. Tra strade fatiscenti solcate da centinaia di camion, fango se piove e polvere se c'è il sole, c'è via della cuccagna. Intanto l'orario: il mondo inizia a lavorare mediamente alle 8/8,30 i consiglieri regionali del Lazio prima di mezzogiorno non entrano mai in aula e sempre dopo che il presidente Mario Abruzzese  li ha richiamati almeno un paio di volte con l'ipertecnologico altoparlante.

Sarà per questo motivo che mercoledì, in apertura di lavori del Consiglio regionale, il “vecchio” Francesco Storace alle 12,30 è sbottato iroso: “Presidente basta - ha gridato al microfono in un'aula semideserta – lei è inadeguato. Questo consiglio non rispetta gli orari, ha un calendario dei lavori che fa sorridere e dovrebbe avere il coraggio di sconvocare l'assemblea perché è inutile e poi basta con l'attesa dei ritardatari”.
A Francesco Storace si può dire tutto, persino che ha un caratteraccio, tranne che non sia coerente e non abbia rispetto formale per le istituzioni. Onniprensente in aula, onnipresente nelle commissioni, pur avendo una somma di incarichi che va dal Comune sino al partito che gli rendono l'agenda difficile, mercoledì però si è lasciando andare ed è esploso e ad Affaritaliani.it ha confessato col ghigno satanico di chi sta per dire qualcosa di “pesante”: “È una situazione indecente i lavori non iniziano mai per aspettare i ritardatari e non far perdere loro la diaria. Su questo presidente stendiamo un velo pietoso”.

Diaria? Già, perché oltre agli emolumenti base pario a circa 7 mila e 800 euro, i paperoni di via della Cuccagna, ricevono un gettone da 500 euro se sono vicepresidenti di Commissione, uno da 1000 se sono presidenti e se per caso via della Cuccagna è lontana più di 15 chilometri da casa, scatta pure il rimoborso chilometrico per la benzina. Aggiungiamo anche i benefit tra cui il telefonino, il computer portatile e la viacard gratis valida in tutta Italia, isole comprese, i più “astuti” portano a casa a fine mese anche 14 mila euro.

E fin qui soldi, privilegi e orari della Regione più costosa d'Italia, come denunciato dalla Uil che ha redatto una classifica dei costi della politica che ha lanciato il Lazio in testa alla classifica, con un costo doppio della Lombardia e pari a 128 milioni di euro. Ma se entriamo nel merito delle attività dei “residenti di via della Cuccagna”, il travaso di bile cede il passo allo sconforto. Rimaniamo sempre a mercoledì. L'ordine del giorno che ha acceso la macchina dell'assemblea prevedeva un'infinita serie di mozioni, tra cui spiccavano la n. 178, la n. 136 e la n. 139. Lotta alla disoccupazione? Nuove strategie per il rilancio della Regione? Risparmi&tagli? Sbarco sulla Luna? Macché!! Mentre il resto del mondo affronta il tema della guerra in Libia e il nodo dei migranti, in via della Cuccagna si dibatte dell'attentato in Egitto e delle libertà dei cristiani. Tema nobile, per carità, ma un pochino fuori tempo e superato dalla velocità con cui la crisi dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo si è evoluta in pochi mesi sino ad arrivare al conflitto. Se ne sono accorti tutti, tranne il Consiglio regionale che ha dedicato un'intera seduta a dibattere e votare un atto d'indirizzo “che impegna la presidente Renata Polverini e la giunta a promuovere presso il Governo Nazionale e le Istituzioni Europee e l’Onu iniziative a difesa della libertà religiosa nel Mondo e di ferma condanna per la strage di Alessandria d’Egitto.

La mozione impegna a coinvolgere gli studenti della Regione Lazio attraverso la predisposizione di campagne di sensibilizzazione e di documenti attestanti le gravi discriminazioni che avvengono nei confronti dei cristiani nel mondo”. Così recita il ricco comunicato dedicato ai giornali, frutto di una mattinata di durissimo lavoro. E Storace, visto che viene pagato, ha sentito anche la necessità di intervenire e dire la sua: “È importante aprire ogni tanto una finestra sul mondo e per questo abbiamo proposto emendamenti che ampliano l’arco geografico dei paesi coinvolti”. Chi è interessato alle “sette camicie” dei consiglieri regionali del Lazio, può divertirsi con due documenti: l'ordine dei lavori dell'assemblea convocata mercoledì e il comunicato finale che Affaritaliani.it allega.
 

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